Big Tech e libertà

FdI contro le Big Tech: "Sono un pericolo per la democrazia, servono delle regole"

Dopo la sospensione temporanea della pagina "Le più belle frasi di Osho", Fdi vuole vederci chiaro. Mollicone: "Invece di pensare alle poltrone, il governo si preoccupi dello strapotere delle piattaforme private"

FdI contro le Big Tech: "Sono un pericolo per la democrazia, servono delle regole"

Alla fine è toccato pure a "Le più belle frasi di Osho". Ieri pomeriggio la pagina satirica più cliccata d’Italia è scomparsa dai radar di Facebook. Il giallo è durato una manciata di ore, quanto basta a sollevare un legittimo sospetto: forse una delle battute politicamente scorrette del santone ha risvegliato gli appetiti censori dei giganti della Silicon Valley?

Non proprio. "C’è stata una segnalazione relativa al soprannome con cui tutti mi conoscete e un conseguente errore di valutazione da parte di Facebook", ha spiegato Federico Palmaroli dopo aver ripreso il controllo della pagina dedicata al suo alter ego indiano. Caso chiuso? Niente affatto. Il senatore Federico Mollicone, responsabile nazionale Innovazione di Fratelli d’Italia, vuole vederci chiaro. È stato uno dei primi a dimostrare solidarietà a Palmaroli annunciando un’interrogazione al governo.

Nonostante il lieto epilogo, Mollicone è determinato ad andare fino in fondo. "Quella mozione la presenteremo comunque – spiega il senatore a Il Giornale.it – perché una semplice segnalazione nei confronti di un personaggio pubblico come Federico Palmaroli, con più di un milione di follower, non può portare all’oscuramento dell’account. Soltanto l’autorità può stabilire la liceità o meno di un contenuto online, e dunque, il diritto ad autorizzarne l’eventuale rimozione". Il principio giuridico della presunzione d’innocenza non appartiene al mondo dei social. Basta un numero non meglio precisato di segnalatori e scatta la censura.

Una censura in attesa di giudizio, che nel caso di Palmaroli si è conclusa con un verdetto di assoluzione. E allora la domanda rivolta da Mollicone all’esecutivo è semplice: "Quali iniziative il governo intenda adottare al fine di garantire i diritti fondamentali di manifestazione del pensiero, di libertà di stampa e di libertà di satira?". "Di fronte alle sfide della contemporaneità l’Italia ha un limitato numero di strumenti normativi e operativi. L’Italia e l’Europa – ragiona il parlamentare – hanno un ritardo decennale rispetto alle superpotenze digitali".

Il tema è tornato alla ribalta dopo i fatti di Capitol Hill. L’arbitrarietà con cui le multinazionali della tecnologia oscurano contenuti sgraditi e personaggi pubblici ha assunto una dimensione preoccupante: il blocco degli account social del presidente degli Stati Uniti, piaccia o meno il modello politico che incarna, lo ha dimostrato. Di questo se ne sono accorti in Francia e Germania, e in Italia? "Erano troppo impegnati a salvare la poltrona perché sanno che se si andasse alle elezioni vincerebbe il centrodestra", commenta polemico il senatore.

L’argomento invece sta parecchio a cuore a Fratelli d’Italia, tanto che Giorgia Meloni non ha perso occasione di ribadirlo in un passaggio del suo intervento alla Camera durante le dichiarazioni di voto al governo Conte: "L’Ue conferma la sua debolezza, gli Stati Uniti rischiano una guerra civile e in tutto questo le grandi multinazionali del web si mettono a sindacare del diritto di espressione dei cittadini e dei loro rappresentanti. E lei pensa, avvocato Conte, di affrontare tutto questo aggiungendo Mastella a Di Maio?".

Per i patrioti questo non è un problema nuovo. "In passato alcune pagine di nostri circoli e di nostri esponenti sono state censurate senza alcun motivo e – denuncia Mollicone – sappiamo bene che modificare i criteri dell’algoritmo prevede una maggiore o minore visibilità. Non sappiamo se giochiamo tutti ad armi pari. Per questo anche lo sviluppo degli algoritmi deve essere regolamentato".

L’algoritmo è una specie di giudice bigotto che tende a eliminare tutto ciò che si discosta dal pensiero ortodosso o più semplicemente conformista. Chi non si allinea viene oscurato. "Lasciare che le piattaforme digitali si autoregolamentino – ragiona il parlamentare – ha già portato a troppe censure arbitrarie.

Lo dicono anche numerosi analisti, fra cui Francis Fukuyama, che è tutto fuorché un sostenitore di Fratelli d’Italia: le piattaforme digitali sono un pericolo per la democrazia".

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