"Ho pensato al terremoto". Un passeggero del 9 deragliato in corso Vittorio Veneto era seduto "e mi sono trovato per terra, assieme agli altri passeggeri. È stato terribile. Per fortuna ho soltanto battuto un ginocchio, ma l'uomo accanto a me perdeva sangue dalla testa. Ci ho messo un po' a rialzarmi e a scendere".
La tragedia del 9 ha sconvolto un'intera città. Chiunque abbia assistito all'incidente, ne abbia sentito il rumore terribile o si trovasse comunque in zona ha il suo racconto da fare: parlarne, sfogarsi, aggiungere dettaglio a dettaglio, aiuta a stemperare la tensione, a fare i conti con il proprio destino benigno e con quello più aspro toccato ad altri. "Mia moglie ha detto che il tram non andava neanche tanto veloce, improvvisamente ha sbandato e su di lei sono cadute tre o quattro persone e ha preso questa botta al costato, poi l'hanno portata al Fatebenefratelli", dice Danilo Sarugia, marito di Rosanna, uno dei passeggeri feriti. "Io sono milanesissimo - aggiunge l'uomo - ma non mi ricordo un incidente di queste proporzioni".
La testimonianza di Rosanna è smentita da quella di un giovane, testimone oculare dello schianto: "Il tram stava andando a velocità elevatissima, abbiamo sentito un botto forte e poi abbiamo visto il fumo che si alzava". E dopo "c'erano molte persone, alcune di età avanzata. Molti erano ricoperti di sangue, abbiamo visto una donna con un taglio alla gola che veniva assistita dai medici, un altro con il volto ricoperto di sangue che urlava".
Ma torniamo a bordo del 9: "Abbiamo sentito qualcosa sotto, poi il tram è deragliato e siamo stati tutti sballottati", racconta uno dei passeggeri. "Il tram ha virato, ha preso una certa velocità e ha colpito un edificio", aggiunge Cristina. "Stavo andando a fare fisioterapia, ero salita alla fermata prima, quella di Repubblica, ero in piedi vicino all'autista. Mi sono venuti tutti addosso", nota Anna.
Un barista, poco distante, racconta di avere udito "un gran botto. Pensavo si fosse rovesciato un camion" e rivolge un pensiero ai colleghi del ristorante giapponese contro il quale si è fermata la corsa del tram: "Mi dispiace per loro, sono brave persone". Il commerciante è tra coloro che sono accorsi dopo lo schianto a soccorrere coloro che scendevano dal mezzo: "C'era anche un bambino piccolo, non si era fatto male, ma era agitato, si era spaventato, quindi gli abbiamo regalato dei biscotti".
E poi c'è anche chi può a ragion veduta sentirsi un sopravvissuto: "Possiamo dire che il destino e un sigaro mi abbiano salvato la vita", dice l'avvocato Alessandro Acerbi, spezzino di nascita e milanese di adozione, che era a pochi metri dal tram 9 al momento dello schianto. "Stavo tornando verso casa - racconta - avevo il sigaro nella mano sinistra e il cellulare all'orecchio destro. Ero al telefono con mia madre e a un certo punto vedo letteralmente volare fuori dai binari un tram verso di me. Ho urlato. Ho avuto il riflesso di correre leggermente indietro e riparare in un portone, ho salva la vita per venti metri scarsi". L'uomo ha chiuso la telefonata con la madre e ha subito chiamato il 113. "Mi sono sembrati interminabili gli istanti prima che rispondessero. Poi dal centralino mi hanno risposto e sono stati cortesi ed efficienti come sempre". Quanto alle ragioni dell'incidente, Acerbi pensa a un malore del conducente. "Il tram procedeva ad una velocità pazzesca, ritengo a non meno di 80km/h, senza rallentare né frenare prima della curva che poi non ha fatto".
L'avvocato è consapevole di aver pescato il bastoncino più lungo: "Ho avuto la vita due volte, la prima 42 anni fa, la seconda oggi. Stasera festeggio un nuovo compleanno con mia moglie e mio figlio. Il fumo fa male e senza dubbio accorcia la vita, ma in questo frangente gli istanti che ho perso accendendo il sigaro mi hanno salvato".