"La festa sul bus scoperto? Le istituzioni sapevano"

Scontro Prefettura di Roma-Figc. Piantedosi: "Era vietato". Gravina: "Falso, scelta condivisa"

"La festa sul bus scoperto? Le istituzioni sapevano"

Il calcio non ci sta. Anzi, l'Italia campione d'Europa non ci sta e replica punto per punto all'accusa del prefetto di Roma. Matteo Piantedosi, 58 anni, dal 17 agosto 2020 nella Capitale, nell'intervista rilasciata al Corriere della Sera, ha rovesciato su Bonucci e Chiellini oltre che sullo staff federale la responsabilità dell'evento («la sfilata non era autorizzata»). Gabriele Gravina, presidente della Federcalcio, con toni rispettosi ma con grande puntiglio, ha replicato con una nota nella quale ha elencato tutti i fatti utili a smantellare le accuse. La tesi del prefetto è stata questa: avevamo predisposto un piano il venerdì precedente che prevedeva l'utilizzo di una pedana in piazza del Popolo negando l'autorizzazione per l'utilizzo di un autobus scoperto. Dietro il tentativo di «scaricare» sugli azzurri la responsabilità del cambio di programma, ci sono stati anche alcuni dettagli taciuti. Per esempio la richiesta negata, nei giorni precedenti, dello staff della Federcalcio di aprire l'Olimpico ai 16mila già ospitati per Inghilterra-Ucraina. Altro particolare: la pedana in piazza del Popolo, allestita per le partite della Nazionale, era stata smantellata. Chi avrebbe dovuto montarla e in quanto tempo? Dietro le quinte c'è stato l'inevitabile balletto tra i due ministeri competenti, della Sanità (ministro Speranza) e dell'Interno (ministro Lamorgese). Sempre nel corso dei colloqui informali, il primo avrebbe fatto sapere che la vicenda era di competenza della collega («ormai con i 2 milioni in piazza domenica notte», la sua chiosa), mentre dal Viminale si rimandava alle disposizioni in materia sanitaria. Gravina ha risposto concentrando in cinque punti le affilate repliche. Eccole, sintetizzate: 1) il venerdì la Figc ha chiesto l'autorizzazione in diverse location (tra cui piazza del Popolo); 2) senza alternative, la Federazione ha organizzato il ritorno della squadra a Coverciano; il cambio di programma è stato deciso dopo aver ricevuto i graditi inviti di Quirinale e presidenza del Consiglio; 3) dopo la cerimonia al Colle (con la diretta tv che ha spinto poi i 40mila a scendere per le strade del centro, ndr) e in vista del trasferimento a palazzo Chigi è stato chiesto di utilizzare il bus scoperto; 4) nel tragitto per arrivare a piazza Colonna (50 minuti per percorrere 600 metri, ndr), il bus coperto è stato circondato dalla folla di tifosi, tutti senza mascherine; 5) all'arrivo a palazzo Chigi è stata reiterata la richiesta del bus scoperto, condivisa alla fine dalle istituzioni. Naturalmente nella nota di Gravina non si fa riferimento all'altro punto chiave della questione. E cioè, dinanzi alle resistenze dei responsabili dell'ordine pubblico e le insistenze di Chiellini e Bonucci documentate da immagini e filmati, sarebbe intervenuto palazzo Chigi per mediare e aprire al giro successivo sul bus scoperto.

Non è la prima volta che dinanzi all'invasione di tifosi per festeggiare successi calcistici, ci siano dibattiti di questo tipo. Per lo scudetto dell'Inter non ci furono i risultati catastrofici pronosticati da alcuni virologi. Facciamo il tifo perché la tendenza si ripeta anche questa volta. Con una raccomandazione finale: se tu organo dello Stato non riesci a far rispettare le disposizioni, la responsabilità non può essere rovesciata su chi ha chiesto di cambiare programma.

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