Nelle sacre stanze il silenzio degli esercizi spirituali della Curia fa da contraltare al rumore delle voci sulle prossime nomine. Leone XIV si avvicina sempre più al traguardo del primo anno di pontificato. Messo alle spalle il gravoso impegno di concludere un Giubileo cominciato dal suo predecessore, il Papa sportivo intende cominciare a plasmare la sua squadra.
La sua però sarà una rivoluzione soft perché punta ad evitare segnali di rottura totale con il passato recente. In questo gli sono d'aiuto le scadenze naturali di alcuni incarichi importanti. Il settore finanze è diventato uno dei più rilevanti per il governo della Santa Sede ed è su questo fronte che il Pontefice perseguirà uno dei ricambi più evidenti. Possiamo anticipare, infatti, che è ai saluti Carmelo Barbagallo, presidente dell'Autorità di Supervisione e Informazione Finanziaria (Asif) dal 2019. Il 28 febbraio spegnerà le 70 candeline, fatidiche per l'uscita di scena dei laici di potere in Curia. Il Papa non ha previsto una proroga per lui. La successione "in casa" vede in vantaggio Federico Antellini Russo che da fine 2024 è direttore con funzione di vicepresidente.
Si tratta di un'istituzione chiave da cui si esercita l'attività di vigilanza ai fini di antiriciclaggio sullo Ior. Anche nella cosiddetta "banca di Dio" ci si sta preparando alla fine di un'era: si avvicina al settantesimo compleanno Gian Franco Mammì, direttore generale dal 2015 e uomo simbolo del pontificato bergogliano. Al Torrione Niccolò V la ricerca del successore è già partita. Sono dossier su cui Prevost interverrà in prima persona.
Già dai tempi del suo mandato come superiore degli agostiniani è uno che ci sa fare coi conti e, inoltre, può contare sui consigli del confratello Tony Banks, un ex banchiere australiano.
Un'altra priorità di Leone XIV è quella di scegliere persone fidate ed affidabili per chi dovrà lavorare a stretto contatto con lui. Non a caso, Prevost ha voluto di recente promuovere un dipendente del "suo" ex dicastero per i vescovi tra i domestici pontifici. Non è da escludere per lui un futuro "salto" ad aiutante di camera di Sua Santità, ruolo delicatissimo come dimostrato dalla triste vicenda Vatileaks. L'accessibilità del Papa è un tema importante in Vaticano e per questo c'è grande attenzione sulle nomine in Prefettura della Casa Pontificia dove si gestisce l'agenda papale. Lo scorso novembre Prevost ha nominato vicereggente l'agostiniano padre Edward Daniang Daleng che sta imparando il mestiere dall'esperto reggente Leonardo Sapienza.
Il Papa ha scelto questo frate nigeriano anche per dare maggiore spazio alla Chiesa africana in Curia. Un altro segnale di attenzione all'Africa è arrivato ieri con l'ufficialità del viaggio apostolico in Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale dal 13 al 23 aprile. Ma la novità più importante nella Casa Pontificia dovrebbe arrivare per la carica di prefetto, vacante da ben tre anni, che potrebbe andare a monsignor Petar Raji, attuale nunzio in Italia e San Marino.
I ben informati raccontano a Il Giornale che il Papa starebbe pensando di offrire questa nunziatura al sostituto Edgar Peña Parra.
Il numero due della Segreteria di Stato ha già declinato due soluzioni "d'uscita" propostegli da Leone, ma potrebbe prendere in considerazione la destinazione di Villa Giorgina che lo terrebbe in partita per un futuro cardinalato.