"Fine di un'infamia per gli italiani in Canada"

Il professore della Concordia University: "Imprigionati e internati per un equivoco"

Filippo Salvatore, Professore emerito di studi italiani e canadesi alla Concordia University di Montréal, 73 anni, nato a Guglionesi, Campobasso, vive da cinquant'anni in Canada. E conosce molto bene la storia dei rapporti tra i due Paesi.

Professore, cosa pensa delle scuse del Primo Ministro del Canada, Justin Trudeau, il quale ha ufficialmente riconosciuto che il Canada ha sbagliato nel decretare il 10 giugno 1940 la Loi des Mesures de Guerre contro canadesi e italo-canadesi?

«Che è un atto necessario, pur arrivando 81 anni dopo. Sono scuse più che dovute perché gli italiani in Canada non si sono mai sognati di tradire la loro patria d'adozione e di nascita».

Cosa accade nel 1940?

«Accadde che circa 600 persone, i leader della comunità italo-canadese, che in quel momento contava circa 130mila persone, concentrate soprattutto a Montréal e Toronto, furono improvvisamente arrestate, senza un preciso capo d'accusa, portate in prigione e poi destinate a campi di internamento, in particolare a Petawawa in Ontario, per anni. Lavoravano sotto vigilanza, portavano una divisa con un grosso cerchio rosso, e nemmeno le guardie che li sorvegliavano sapevano quale fosse la loro colpa. Fu una vergogna».

E il resto della comunità italo-canadese?

«Al di là degli arresti, oltre 31mila persone, il 25% degli italo-canadesi, furono considerate enemy aliens, cioè stranieri nemici. A loro furono confiscati i beni, furono obbligati alla firma in caserma ogni settimana, fu reso loro difficile trovare lavoro. Di fatto fu una discriminazione sistematica verso tutti gli italiani».

Perché accade tutto ciò?

«Per un gigantesco equivoco. Perché gli italiani che vivevano in Canada, legatissimi alla loro terra di origine, quando Mussolini prese il potere e cominciò a guadagnare sempre più prestigio internazionale, presentandosi anche agli occhi degli americani come l'uomo forte che teneva a bada la minaccia comunista, divennero orgogliosissimi della loro nazione. Nacque un forte sentimento di appartenenza. Quando poi, dopo il '36, l'Italia divenne un problema, perché disturbava gli interessi coloniali inglesi nel Corno d'Africa, allora automaticamente italianità divenne sinonimo di fascismo. E quindi gli italiani che vivevano in Canada apparvero come pericolosi nemici. A quel punto anche solo portare un cognome italiano divenne una colpa».

Ma furono mai commessi atti di terrorismo dagli italiani in Canada?

«Mai. Neppure uno. Neppure solo pianificato o pensato. Non esiste un minimo indizio. Gli italo-canadesi sono stati vittima di intolleranza e discriminazione e trattati dal proprio Governo alla stregua di traditori, come una quinta colonna, soltanto per la loro simpatia - come dire, paesana - verso Benito Mussolini. Nient'altro».

Storici e giornalisti che scrivono ancora con l'eskimo sostengono che Mussolini cercò di infiltrare la comunità italiana.

«Ma per niente. La comunità italiana era solo orgogliosa di un politico che anche l'America fino all'alleanza con Hitler vedeva come l'Uomo della Provvidenza».

Quanti sono gli italiani in Canada oggi?

«Un milione e mezzo. Ormai siamo tra la quarta e la quinta generazione».

Come hanno reagito alle scuse di Trudeau?

«Con grande soddisfazione. È giusto che il governo canadese riconoscesse di aver sbagliato in passato. Soprattutto era giusto che le scuse fossero presentate nello stesso luogo, cioè in Parlamento, nella Chambre des Communes, dove nel giugno del '40 fu proclamata la Loi des Mesures de Guerre contro gli italo-canadesi».

Un gesto simbolico.

«Sì, e così si chiude così una pagina nera - che ha causato dolore e vergogna in tante persone immeritatamente - della storia della presenza italiana in Canada. L'accusa di mancanza di lealtà alla Patria era infame. Giustizia ora è fatta».

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