Cronaca giudiziaria

Finisce ad Abu Dhabi la latitanza di Coppola. Il furbetto non fugge più

Condannato a 7 anni per bancarotta: si proclamava innocente. Era ricercato da quasi un anno e mezzo

Finisce ad Abu Dhabi la latitanza di Coppola. Il furbetto non fugge più

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Era diventato il ventunesimo uomo più ricco d'Italia. Altri tempi. La latitanza di Danilo Coppola, l'immobiliarista che ballava con i furbetti del quartierino, finisce ad Abu Dhabi. Il vento da quelle parti è cambiato e le catture eccellenti si susseguono. Coppola era ricercato da quasi un anno e mezzo, dopo la condanna definitiva per bancarotta. Lui continuava a proclamarsi innocente, in una interminabile battaglia con la giustizia italiana, e postava video, fra la Svizzera e Dubai, in cui rivendicava le proprie ragioni.

Ma non era semplice districarsi in quella successione di fallimenti e colpi di scena, andati avanti per quasi vent'anni, sempre sotto il tiro delle procure e in particolare di quella di Milano. Coppola nasce nel 1967 e arriva sotto i riflettori nel 1995, quando muore il padre ed eredita i beni di famiglia: case, ville, terreni. Il suo quartiere generale è la borgata Finocchio, alle porte di Roma: da lì inizia la conquista di un piccolo impero. Nel 2005 i pm di Milano accendono i riflettori su di lui: si convincono che sia il socio occulto di Gianpiero Fiorani, il concertista come si dice in gergo, nella scalata ad Antonveneta. È la stagione dei furbetti del quartierino, i Ricucci, i Coppola, gli Statuto.

Ma affari e guai vanno a braccetto. Fino a una nuova raffica di crac: il Gruppo immobiliare 2004, nel 2013, Mib Prima nel 2014, Porta Vittoria nel 2015. Porta Vittoria dovrebbe riqualificare l'area in cui sorgeva la stazione ferroviaria e dove era prevista la Biblioteca Europea, sbandierata per anni come uno dei fiori all'occhiello della metropoli proiettata nel ventunesimo secolo e ancora da realizzare. Come se non bastasse, c'è pure un altro capitolo disastroso: la bancarotta degli Editori per la Finanza, insomma anche il Coppola padrone di giornali, ambizioso collezionista di fogli economici, va a rotoli. E la procura di Milano ritiene che abbia saccheggiato il gruppo, trasferendo capitali a Lussemburgo.

Lui va avanti alla sua maniera fra processi, ricorsi, sfoghi sui social. Nel luglio 2022 la Cassazione rende definitiva la condanna a 7 anni che scende sotto i sei anni e mezzo per il cosiddetto presofferto, insomma i mesi già trascorsi dietro le sbarre. L'epoca dei furbetti del quartierino, espressione inventata dal più estroso della squadra, Stefano Ricucci, già marito di Anna Falchi, è ormai tramontata. «Non so se mi costituirò», spiega Coppola che prende il largo e si trasferisce a Dubai. Ma gli Emirati non sono più uno scrigno impenetrabile a prova di rogatorie per latitanti carichi di banconote e carte di credito. Nel 2021 viene bloccato Raffaele Imperiale, un narcotrafficante di peso che pensava di aver trovato in quelle terre un rifugio a prova di bomba e invece l'ormai pentito boss annuncia ora di voler regalare all'Italia un'isola che possiede nel mare di Dubai.

Negli ultimi giorni Coppola si sposta ad Abu Dhabi, pare per una gita turistica. È qui che scatta la trappola delle autorità. La procura di Milano aveva emesso un mandato di cattura internazionale, ora comincia la battaglia per l'estradizione. Intanto, va avanti un altro procedimento per tentata estorsione a Prelios, la società di gestione del risparmio proprietaria di Porta Vittoria. Della passata grandeur rimangono oggi solo macerie.

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