Finlandia-Svezia nella Nato. Mosca minaccia reazioni. Ma ora Ankara apre (un po')

Erdogan diventa possibilista ma chiede il bando del Pkk. Cavusoglu rimane scettico. Helsinki: "La nostra sicurezza è minacciata dopo l’Ucraina." Il negoziatore di Kiev Podolyak "I nuovi confini dell’Alleanza? Arriverà a San Pietroburgo..."

Finlandia-Svezia nella Nato. Mosca minaccia reazioni. Ma ora Ankara apre (un po')

Minacciata la nostra sicurezza. No, state facendo un errore. La telefonata tra il presidente della Finlandia, Sauli Niisto e l'omologo russo Vladimir Putin si inserisce all'interno di una partita tutta tattica che anche la Turchia sta giocando per non essere marginale. Proprio il governo Erdogan, dopo gli strali di 48 ore fa contro l'ingresso di Stoccolma e Helsinki nell'alleanza atlantica, conditi da accuse di terrorismo e mea culpa per aver avallato l'ingresso della Grecia del 1952, fa una mezza marcia indietro. Troppo determinante il richiamo giunto ieri da oltreoceano, connesso ai nuovi intrecci che l'asse Washington-Ankara presenta alla voce F-16 diretti in Turchia e gasdotto Eastmed da bloccare.

La Turchia non ha chiuso la porta all'adesione di Svezia e Finlandia alla Nato, ma vuole negoziati con i Paesi nordici. «Questi Paesi non devono sostenere gruppi terroristici come il Pkk o l'Ypg - dice il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu a margine della riunione informale della Nato -. Il problema è che questi due Paesi stanno apertamente sostenendo il Pkk e l'Ypg. Queste sono organizzazioni terroristiche che attaccano ogni giorno le nostre truppe. È inaccettabile e offensivo che i nostri amici e nostri alleati sostengano queste organizzazioni terroristiche. Questi sono temi di cui dobbiamo parlare con i nostri alleati della Nato come con Svezia e Finlandia». La replica è giunta, duplice, dal vertice di Berlino. Prima il ministro degli Esteri finlandese Pekka Haavisto ha definito il suo paese «fiducioso» che si troverà una soluzione per superare l'opposizione della Turchia sul suo ingresso nella Nato. In seguito l'omologa tedesca Annalena Baerbock ha annunciato che «la Nato non ha messo pressione su Svezia e Finlandia, sono loro che hanno chiesto l'ingresso nell'Alleanza e noi le sosteniamo».

Insomma dopo che l'arbitro al di là dell'Atlantico ha chiamato il time out, i contendenti provano a ricalibrare obiettivi e strategie. Lo fa la Russia, quando dice di non avere intenzioni ostili in relazione alla Finlandia e alla Svezia. Ma secondo il viceministro degli Esteri Alexander Grushko, tale mossa «non rimarrà senza una reazione politica». Tuttavia «è presto per parlare di dispiegamento delle forze nucleari russe nella regione baltica in caso Finlandia e Svezia dovessero entrare nella Nato», puntualizza, anche se di fatto quegli ingressi comporteranno un «cambiamento strategico che non può essere lasciato senza una risposta politica».

La prima conseguenza si registra alla voce energia: nella notte la Russia ha interrotto le esportazioni di elettricità verso la Finlandia. L'azienda in questione, la Rao Nordic, ieri aveva fatto riferimento a dei mancati pagamenti, proprio nelle stesse ore in cui la Finlandia annunciava la sua candidatura per la Nato. Del tema membership nell'alleanza atlantica hanno discusso direttamente i vertici dei due paesi, Niinisto e Putin. Helsinki «deciderà di chiedere l'adesione alla Nato nei prossimi giorni - ha detto il presidente finlandese - perché la situazione della sicurezza del Paese è stata fondamentalmente alterata dalla massiccia invasione dell'Ucraina. Aderendo alla Nato, la Finlandia rafforza la propria sicurezza e si assume le proprie responsabilità». Il numero uno del Cremlino pensa invece che abbandonare la politica della neutralità sarebbe un «errore».

Nel mezzo la prima reazione militare: ovvero alcuni caccia russi Su-27 hanno preso parte a un'esercitazione per respingere un finto attacco aereo nell'exclave russa di Kaliningrad. Il tutto mentre i due F-35A dell'Aeronautica Militare Italiana di stanza ad Amendola si trovano nella base aerea di Keflavik, in Islanda, proprio per monitorare la situazione del Baltico.

A chiudere la giornata ci ha pensato il consigliere e capo negoziatore ucraino Mykhailo Podolyak secondo cui «i confini della Nato raggiungeranno la periferia di San Pietroburgo, finalmente il mondo intero si è stancato della Russia, nessuno è più interessato alle minacce di Mosca».

@FDepalo

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