La finta ereditiera ora dovrà pagare il conto: condannata per truffa, rischia fino a 12 anni

Anna Sorokin si era inventata una seconda identità per vivere nel lusso

Russa, giovane, bell'aspetto. Si è infiltrata nell'élite di Manhattan, e per un po' il suo gioco ha retto. Potrebbe essere la storia della spia Maria Butina, e invece la vita di Anna Delvey - nata Anna Sorokin - non ha niente a che fare con i servizi segreti. A lei non interessava manovrare la politica americana per conto di Mosca: voleva solo prendersi ciò che fino a quel momento non aveva mai avuto. Ieri Sorokin è stata condannata a una pena da 4 fino a 12 anni di carcere (dipenderà dalla sua condotta) per le accuse di truffa aggravata e furto. I giudici di Manhattan le hanno contestato pagamenti mai saldati per 270mila dollari, risalenti all'anno in cui si trasferì a vivere a New York e riuscì a convincere tutti di essere una florida ereditiera tedesca. E avrebbe potuto fare anche meglio: quando è stata arrestata stava tentando di recuperare i 25 milioni necessari per prendere in affitto uno storico palazzo su Park Avenue e trasformarlo in un club con gallerie d'arte e ristoranti.

Sorokin approdò oltre Oceano nel 2016 presentandosi come la figlia di un ricco imprenditore. In realtà il padre era camionista e la madre gestiva un minimarket. Nata nel 1991 poco lontano da Mosca, a 16 anni si spostò con i genitori a Colonia, in Germania. Da lì andò a studiare moda a Londra, al Central St. Martin's College, dove però non terminò gli studi. Il successivo trasloco a Parigi, per uno stage al magazine Purple, fu l'inizio delle menzogne. Abbandonò il suo vero cognome, troppo russo, per un più elegante Delvey, e cominciò a frequentare gli ambienti del lusso e della moda. Fu però a New York che decise di investire tutto - letteralmente - nella creazione del suo personaggio. A partire dalla scelta dell'alloggio: il 11 Howard, hotel di SoHo da 400 dollari a notte (conto mai saldato). I ristoranti, gli aerei privati, le mance da centinaia di dollari erano i dettagli del quadro che la giovane russa stava componendo. Il salto di qualità avrebbe voluto farlo prendendosi la Church Missions House, edificio di fine Ottocento nel cuore di Manhattan. Come ha ricostruito Il Post, Delvey aveva già condiviso i dettagli del progetto con gli investitori: l'investimento sarebbe stato garantito dalla società immobiliare del figlio dell'architetto Santiago Calatrava e per l'inaugurazione l'artista Christo avrebbe «impacchettato» la facciata come nel suo stile. Quando gli investitori si sono tirati indietro, Sorokin ha tentato di trovare da sola i soldi attraverso due banche. Che procedendo con le ricerche sul patrimonio effettivo dell'«ereditiera» hanno scoperto la truffa. Da lì tutto è crollato. Delvey, ormai tornata Sorokin, ha tentato di prolungare quella sua finta identità con una fuga in Marocco e poi a Malibu. Fino all'arresto del 3 ottobre 2017 e la condanna di ieri.

Forse le sarà di sollievo sapere che ci sono in produzione due serie tv sulla sua storia: una è scritta da Shonda Rhimes (Grey's Anatomy) per Netflix e un'altra da Lena Dunham (Girls) per Hbo. E che c'è anche un account Instagram nato per pubblicare tutti i suoi outfit durante il processo. Per la prima udienza, Sorokin ha scelto un tubino nero di Michael Kors.