Finte onlus per migranti. Una truffa da 7 milioni: "I documenti? Inventati"

L'inchiesta della Procura di Milano: 11 arresti Emersi anche collegamenti con la 'ndrangheta

Finte onlus per migranti. Una truffa da 7 milioni: "I documenti? Inventati"

Dalle stragi in piazza, ai rapporti coi cartelli colombiani, fino ad oggi, con il business del futuro: i migranti. La 'ndrangheta è come l'araba fenice, rinasce dalle sue ceneri e trova sempre nuova linfa. È così che anche Santo Pasquale Morabito, aveva trovato il modo di continuare a «lavorare», sebbene già in età da pensione: lui, membro di quella vecchia guardia che negli anni '80 arrivò dalla Calabria alla periferia di Milano per dominare il traffico di stupefacenti; lui che in carcere ha passato un terzo della vita, a 64 anni aveva deciso di reinventarsi socio di una cooperativa «Amici di madre Teresa Giuliani» che gestiva con altre, l'accoglienza dei migranti.

Il punto d'arrivo nell'ordinanza in cui il gip dispone - su richiesta dei pm Gianluca Prisco e Ilda Boccassini - undici misure cautelari. L'indagine è la «Fake onlus» su un'associazione a delinquere che intascava i soldi delle prefetture per farne appartamenti anziché «pocket money». E proprio della Boccassini, Morabito è una vecchia conoscenza, perché fu coinvolto nell'operazione «Fior di loto» nel '90. Oggi però il business è più pulito: non c'è più la droga, ma Sprar e Cas, nei quali i richiedenti asilo sono stati smistati, negli anni dell'emergenza, tra 2014 e 2017. L'unica in carcere è Daniela Giaconi, considerata l'ideatrice dell'associazione a delinquere, con truffa allo Stato e riciclaggio. Entrata in rapporti con Morabito e Antonio Chirico, quando tutti e tre scontavano una pena alternativa nella onlus Agv, il suo «temperamento» sarebbe «incline a commettere reati fiscali». Per i magistrati è stata lei a ideare la «costituzione progressiva» di onlus (Area Solidale, Milano Solidale, Gruppo volontari dello Ionio, Volontari senza frontiere) in cui ci si «scambiavano cariche per aggiudicarsi le gare» e i cui profitti «illeciti» sono finiti, ad esempio, in un immobile in viale Abruzzi a Milano. Giacone aveva trovato il modo di eludere i controlli pre e post bando prefettizio, soprattutto quando le maglie delle verifiche erano state allargate perché gli sbarchi erano troppi. I documenti venivano prodotti ad hoc per poter partecipare ai bandi. «Qua non sanno che ce li stiamo inventando tutti?», dicevano intercettati gli indagati. Nei centri di accoglienza gli psicologi e gli assistenti sociali non ci avevano mai messo piede. I bonifici dalla prefettura di Lodi invece arrivavano regolarmente: 7 milioni il giro d'affari. E se le entrate erano tante - lo si vede dai conti della Giaconi che in pochi anni schizzano da 3mila a 700mila euro - le uscite erano altrettante: bisognava - scrive il gip - «garantire supporto economico a soggetti colpiti da condanne» per mafia, garantendo loro «uno stipendio» e documenti che attestassero il lavoro, affinché ottenesse «misure alternative alla detenzione». Tra i beneficiari proprio Santo Morabito (51mila euro dalla onlus «Amici di Madre Teresa Giuliani»). Non solo: in un'intercettazione la donna sente il dovere di «sistemare» il cugino di Morabito, Pietro Mollica: «Mo' esce, dove lo mettiamo?».

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