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Firme, cavilli, ricorsi: ci provano subito a fermare la riforma. E circola il video del pm Gratteri contro le correnti

Il "campo largo" contesta la scelta delle date e chiama in causa il Colle. "Il governo doveva aspettare tre mesi". Primo scontro in tv: Sallusti e Palamara (Sì) mettono in difficoltà Santalucia (No) su toghe impunite e innocenti in carcere

Screen Cinque Minuti
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Il round iniziale se lo aggiudica il "Sì". Ieri, proprio nel giorno dell'ufficializzazione delle date del referendum (22 e 23 marzo), è andato in scena il primo vero confronto pubblico tra favorevoli e contrari alla riforma Nordio. Il teatro, manco a dirlo, è stato lo studio di "Cinque minuti", con Bruno Vespa. Un dibattito atteso, soprattutto dopo la pubblicazione sul Giornale delle chat preoccupate dei magistrati che avevano preceduto l'incontro. Ma la giornata ha offerto anche un altro fronte: il campo largo e la galassia che sostiene la raccolta firme contro la riforma Nordio (dentro ci sono anche Pd, 5S , Avs, Cgil ecc), annunciano che informeranno il Colle dei ricorsi sulle tempistiche del referendum. L'obiettivo è chiaro: usare cavilli e contenziosi per mettere in discussione il calendario. L'avvocato Guglielmi, sostenendo che il referendum possa essere convocato solo dopo tre mesi dall'approvazione della legge, accusa il governo di "ignorare la Costituzione" e "sfottere" i firmatari. Ma la mossa è solo politica: aprire un fronte giudiziario per bloccare o diluire il voto. Anche perché la scelta delle date sarebbe il frutto di un blindato accordo istituzionale. Dal lato opposto di campo, il presidente del Comitato "Sì Separa" della Fondazione Einaudi, Gian Domenico Caiazza, invita a evitare "iniziative dilatorie", mentre il presidente del Comitato "Sì riforma" Nicolò Zanon evidenzia l'ostruzionismo di una parte della magistratura. Lo scontro, che durerà 68 giorni, è appena agli albori.

Stessi toni nello studio televisivo del conduttore di Porta a Porta, dove il portavoce del Comitato "Sì riforma" ed ex direttore del Giornale Alessandro Sallusti e Luca Palamara incalzano l'ex presidente dell'Anm Giuseppe Santalucia sui circa 1000 innocenti che ogni anno vengono arrestati. In soldoni, 30mila persone tra il 1992 e il 2020 per cui i magistrati non hanno mai pagato. Tra il 2018 e il 2024, ben 4920 persone. Ingiuste detenzioni per cui hanno pagato, in modo lieve, solo nove toghe (0,15% dei responsabili). Il frontman del "No" sposa la narrativa secondo cui, con la riforma, i pm verrebbero assoggettati al potere politico. Santalucia ha attaccato il ministro Carlo Nordio e alcune frasi del libro in uscita del Guardasigilli. È la tesi, quella dell'"indebolimento" dei pm, che sta circolando anche sui manifesti dell'Anm. La stessa cavalcata pure dal Movimento 5 stelle secondo cui "il governo ha paura" e per questo "forza" la data. È la battaglia italiana sulla separazione delle carriere, anzi la guerra. Un fuoco incrociato da una trincea all'altra che parte con gli strascichi di Tangentopoli, passa per la bicamerale di D'Alema, si incaglia tra i vari tentativi dei governi Berlusconi, si rianima con la proposta del 2017 dell'Unione delle Camere Penali e trova compimento, forse, con il disegno di legge Nordio.

La palla passa agli italiani, che con il referendum confermativo hanno il potere di sancire un vincitore. Poi c'è il sorteggio del Csm, altro macrotema che spacca il Paese, vedremo con quali percentuali. Tra chi si sta battendo in difesa dello status quo, anche Nicola Gratteri, testimonial chiave per gli anti-Nordio. Tutti, dicevamo, danno fuoco alle polveri. La Fondazione Einaudi ripesca e pubblica sui social un video in cui il magistrato ammetteva: la mancata nomina a Procuratore nazionale antimafia è dipesa anche dalla non appartenenza a una corrente.

"La magistratura avrebbe potuto fare modifiche interne, non ha avuto il coraggio, non hanno voluto perdere il potere delle correnti", argomentava il procuratore da Lilli Gruber, su La7, nel 2022. Le stesse correnti che la riforma Nordio vuole contrastare. Le medesime che chi spinge per il "No" vuole difendere.

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