Quaranta lunghissimi minuti. I più interminabili, certamente, nella vita di Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen, i quattro astronauti che a bordo della navicella Orion sono tornati dopo oltre mezzo secolo a girovagare nell'orbita lunare e che ieri hanno "scollinato" attorno al nostro satellite. Il tempo, quei quaranta minuti, in cui i tre uomini e la donna da lunedì primatisti di distanza mai raggiunta da un essere umano dalla Terra (406.777 chilometri) sono stati completamente isolati nel loro galleggiare nel nulla cosmico. Sorvolando il nostro satellite le comunicazioni con la Nasa hanno avuto un'interruzione programmata per la trepidazione di chi era a terra e il terrore di chi era in quel piccolo coworking volante. Provate voi a contare con lentezza fino a 2400 pensando che qualsiasi cosa accada in quella litania numerica nessuno potrà salvarvi. "Ci vediamo dall'altra parte", ha detto Glover prima della fine delle trasmissioni, un filo nervoso. E che sollievo quando all'1,30 della notte italiana le comunicazioni si sono riattivate con qualche bip e i quattro hanno potuto frasi riprendersi a darsi, goffi, i pugnetti. E siccome lo spazio rende filosofi, si sa, ecco il pensiero che la Koch ha consegnato all'umanità: "Esploreremo, costruiremo veicoli spaziali. Torneremo. Costruiremo basi scientifiche... Saremo fonte di ispirazione, ma sceglieremo sempre la Terra". E di quanto ottimismo si deve disporre per fare una scelta simile in questo momento storico?
Però quanti privilegi a star lassù a rischiare la vita per quel progresso in cui nessuno sembra avere più fiducia, quaggiù. I quattro astronauti di Artemis II (così si chiama la missione) hanno potuto trascorrere parte del black out cosmico osservando un'eclissi solare tutta per loro, un totale di 53 minuti, più o meno sette volte più della lunghezza di quelle che vediamo noi dalla Terra. Tormento ed estasi. E studio, che diamine. Con il Sole "spento" i quattro hanno potuto "analizzare la corona solare, l'atmosfera più esterna del Sole, mentre è visibile", come spiegano dalla Nasa.
E poi c'è lo sconvolgente album fotografico che i quattro stanno costruendo. Uno dei quattro ha avuto il privilegio di fare i primi scatti della storia dal lato nascosto della Luna, facendo rosicare miliardi di Instagrammer convinti che il mondo dovrebbe trasecolare di fronte alla parmigiana di mammà. Una foto mostra il Sole che gioca a nascondino dietro la Luna. Nell'altra, ancora più potente, si vede la Terra che tramonta dietro l'orizzonte lunare. L'immagine ricorda la storica "Earthrise" scattata nel 1968 dall'astronauta William Anders dell'Apollo 8, in cui si vedeva il sorgere della Terra sull'orizzonte lunare, scelta da Life come una delle cento immagini più rappresentative del XX secolo. Allora un'alba, oggi un tramonto: vorrà dire qualcosa per la nostra povera Terra?
Sta di fatto che la foto ha comprensibilmente inorgoglito la Nasa (che l'ha subito scelta per i suoi profili social) ma anche la Casa Bianca, che l'ha ripostata con questo commento: "L'umanità, dall'altro lato". E a proposito della Casa Bianca, anche il presidente Donald Trump ha deciso di ritagliarsi un suo ruolo in questa gloriosa avventura e ha telefonato agli astronauti, tre americani e uno, Hansen, canadese, congratulandosi con loro per "aver fatto la storia" e "reso tutta l'America davvero orgogliosa, incredibilmente orgogliosa".
Alle 17,35 ora italiana di ieri è suonata la sveglia per i quattro astronauti ed è iniziato il settimo giorno della missione, che volge al ritorno.
La navetta Orion è uscita dalla sfera di influenza lunare, e i quattro hanno parlato con gli scienziati a terra "finché l'esperienza è ancora fresca nella loro memoria". Più tardi il motore di Orion è stato riacceso per la prima delle tre manovre di correzione della traiettoria di rientro, che regoleranno il percorso del ritorno. Il ritorno a casa.