Frattini ultima carta ma spacca i partiti. Torna l'idea Cassese. Fermi Casini e Belloni

In pista anche Massolo. Veti su Amato e Severino, Casellati tramonta. Sullo sfondo restano sia Draghi che Mattarella

Frattini ultima carta ma spacca i partiti. Torna l'idea Cassese. Fermi Casini e Belloni

Roma. La quarta fumata per eleggere il Presidente della Repubblica è ancora nera. Il centrodestra si astiene mentre cresce il pressing su Mattarella per il bis: nell'insalatiera di Montecitorio il capo dello Stato uscente Sergio Mattarella incrementa i consensi, passando da 125 a 166 voti. Il toto-Quirinale, nella giornata di ieri, fa registrare una frenata su Pier Ferdinando Casini, che però resta in campo. Si rafforza la soluzione che porta al presidente del Consiglio Mario Draghi. I giochi sono ancora aperti. È una partita tra scatti in avanti e stop. Soste e ripartenze. I tempi potrebbero allungarsi ancora. Però alcuni punti sembrano quasi acquisiti.

In testa alla classifica (fuori borsino) c'è Sergio Mattarella: il presidente della Repubblica resta il favorito, in grado di compattare le forze politiche (tranne per Giorgia Meloni). Nella serata di ieri, le quotazioni sono schizzate. Lo schema prevede: la rielezione e un rimpasto (con ingresso di politici) nell'esecutivo guidato dall'ex numero della Bce. Secondo punto: Draghi e Casini restano le due alternative (al bis di Mattarella) con i numeri più robusti. Casini (con l'ok della Lega) avrebbe una forbice tra 520/550 voti, tra centrodestra, Pd, centristi e gruppo Misto. Draghi potrebbe arrivare fino a 600 voti, grazie al Pd, Fdi, Forza Italia e 100 parlamentari del M5s (area Di Maio). Terzo punto: la candidatura del presidente del Senato Elisabetta Casellati sembra tramontata. Lo scrutinio di ieri certifica un dato: al centrodestra mancherebbero un centinaio di voti per piazzare al Colle un esponente di area. Altro dato: la terna, Carlo Nordio, Letizia Moratti e Marcello Pera, presentata in conferenza stampa da Meloni, Salvini e Tajani, è sparita. Solo un colpo di coda potrebbe riportare in pista Marcello Pera. Gli altri due, Moratti e Nordio, non sembrano avere molte chances di strappare la presidenza della Repubblica.

Da ieri è in corsa il costituzionalista Sabino Cassese che macina posizioni. L'ex giudice costituzionale non è la prima scelta di Forza Italia. Però potrebbe trovare una maggioranza ampia, che va da Meloni al Pd. Con dentro Lega, Italia Viva e M5s. Sul nome di Cassese il Pd non è compatto. In ogni caso, il pallottoliere assegna al costituzionalista una forbice tra i 600 e 620 voti. Dunque oltre il quorum dei 505. Altra opzione che si fa strada, tra veti e accordi sottotraccia, è quella del capo del Dis Elisabetta Belloni. La candidatura del numero uno dei Servizi Segreti - depositaria di molti segreti professionali e usata, secondo alcuni, per spaventare la classe politica - sembrava molto forte fino all'ora di pranzo di ieri: sostenuta dall'ala che fa capo al ministro degli Esteri Luigi di Maio, Belloni raccoglie consensi anche casa Fdi e Pd. Sponsorizzata dalle diplomazie e dai gruppi Leonardo, trova ostacoli in Forza Italia, fronde di M5s e Pd. Soprattutto la componente che fa capo al ministro della Cultura Dario Franceschini avrebbe messo il veto sulla Belloni. Candidatura sul tavolo ma congelata. Resiste, ma non nelle prime posizioni, l'ex premier Giuliano Amato che domani potrebbe diventare presidente della Corte costituzionale. È un'opzione su alcuni Forza Italia hanno avviato una riflessione con il Pd. L'ostacolo principale per il Dottor Sottile è lo sponsor dalemiano. In lista c'è anche l'ex ministro della Giustizia Paola Severino. Con quante chance? Il Pd ha depositato una proposta di legge per abolire la legge Severino. Fi e Lega hanno sottoscritto i referendum per cancellare la Severino. Sono gli stessi partiti che dovrebbero mandarla al Quirinale. Follia. Da tener d'occhio Franco Frattini, una carta ancora sul tavolo del centrodestra per spaccare i Cinque stelle, e l'ambasciatore Giampiero Massolo, entrato nella rosa dei nomi nelle ultime ore.

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