Prosegue l'indagine della procura di Ravenna sui medici che avrebbero creato certificati ad hoc per evitare l'ingresso dei migranti irregolari nei Cpr. Il caso è esploso nel reparto Malattie infettive dell'ospedale di Ravenna e vede otto medici indagati per falso ideologico continuato ma per tre di questi il gip Federica Lipovscek del tribunale di Ravenna ha disposto l'interdizione dalla professione medica per 10 mesi. Per gli altri cinque, invece, è stato deciso, per lo stesso tempo, il divieto di occuparsi delle certificazioni di idoneità. Così riporta il Resto del Carlino, sottolineando che la procura per tutti aveva chiesto l'interdizione per un anno dalla professione. Nonostante i gravi indizi, il gip ha ritenuto non sussistente il pericolo di reiterazione del reato, anche perché l'azienda sanitaria locale aveva comunque già annunciato di aver sollevato i medici sotto indagine da quella specifica mansione. L'indagine ha fatto emergere un coordinamento tra i medici di Ravenna e un nono operatore sanitario, non indagato, che teneva le fila della situazione. "Gli facciamo il culo a questi sbirri maledetti", si legge in una delle conversazioni da cui emerge la pratica di disobbedienza applicata all'ospedale di Ravenna. Il medico esterno faceva la "mappatura", come da lui scritto in una chat, dei certificati di non idoneità dei migranti e per questo motivo tra le ipotesi investigative sul tavolo c'è anche la possibilità che questo modus operandi possa essersi radicato anche in altri ospedali, anche se finora non sono emerse evidenze in questo senso.
Nel reparto in cui lavorano i medici indagati, tra settembre 2025 e gennaio 2026 è emerso che la maggior parte dei migranti è stata dichiarata non idonea al Cpr: una stranezza che gli investigatori hanno approfondito nell'ambito dell'indagine per fare luce su una statistica quanto meno dubbia, che fa emergere anche un altro dato: dei 40 migranti che sono stati ritenuti inidonei, 10 hanno commesso reati dopo la certificazione. Una delle dottoresse che sono state iscritte nel registro degli indagati dalla procura di Ravenna si definiva "anarchica e antifascista" nelle chat con i colleghi e in un passaggio di queste chat si sarebbe anche "vantata" del fatto che uno dei migranti da lei ritenuto non idoneo sarebbe tornato per ringraziarla.
Da anni il movimento No Cpr porta avanti la campagna di disobbedienza civile, invitando i medici ad aderire alla protesta e in tal senso ha anche prodotto un modulo prestampato standard da utilizzare per tutti i migranti. La definiscono una scelta etica che si pone in contrasto con il sistema Cpr e con gli obiettivi di questi centri, che nascono per permettere il rimpatrio dei soggetti che non hanno alcun diritto di permanenza in Italia e in Europa, Ma è anche, ovviamente, una posizione politica da parte degli attivisti, che in questa loro campagna hanno trovato anche l'appoggio di esponenti dell'opposizione parlamentare. "Riusciremo ad avere a brevissimo anche interrogazioni parlamentari sull'accaduto", rassicurava l'operatore non indagato a poche ore dalla notizia di indagine. In sostegno dei medici indagati ieri a Bologna si è svolta una manifestazione, promossa sempre dalla Rete No Cpr all'interno di un corteo più ampio contro le guerre e contro il governo.
"Siamo medici, infermieri e psicologhe, qui per ribadire che una linea rossa è stata oltrepassata il 12 febbraio, con gli otto medici indagati per falso ideologico e la notizia di oggi che tre sono stati sospesi per 10 mesi dal loro lavoro", hanno dichiarato durante la protesta. I Cpr, hanno aggiunto, "sono luoghi di morte" e "la cura non è reato".