Leggi il settimanale

Di fronte alla crisi Bruxelles sia più flessibile. Ma metta comunque un argine alle spese

È molto probabile che saremo costretti volenti o nolenti, guardando la crisi da destra o da sinistra, alle prese con un'inflazione che potrebbe raggiungere il 3-4% a valutare l'ipotesi di sforare i parametri europei

Di fronte alla crisi Bruxelles sia più flessibile. Ma metta comunque un argine alle spese
00:00 00:00

C'è chi pensa che quel 3,1% del rapporto deficit/Pil che ci tiene ancora sotto la sorveglianza della Ue in fondo potrebbe far comodo ad un anno dalle urne: nella prossima legge di Bilancio potrebbe rivelarsi una diga efficace per respingere il solito assalto alla diligenza a fini elettorali. È una tesi sulla carta credibile ma solo per tempi normali. Il problema è che siamo in tempi a dir poco straordinari caratterizzati da guerre militari e guerre commerciali. Alle prese con la peggior emergenza energetica degli ultimi trent'anni. Per cui i dati di riferimento di oggi sono destinati a cambiare nel giro di qualche mese: per qualsiasi paese, figurarsi per uno perennemente ad un passo dalla stagnazione come il nostro. I cattivi presagi, infatti, si moltiplicano.

È molto probabile, quindi, che saremo costretti volenti o nolenti, guardando la crisi da destra o da sinistra, alle prese con un'inflazione che potrebbe raggiungere il 3-4% a valutare l'ipotesi di sforare i parametri europei. Meglio in compagnia che da soli. Spingendo la Ue - come avvenne con il Covid - ad ampliare i margini per evitare che le economie europee vadano a picco e le ricadute sociali diventino tragiche. Se la crisi iraniana non si risolverà presto è fatale al di là delle intenzioni. In fondo, lo stesso Giorgetti ha messo le mani avanti, avvertendo che, se la Ue non si muoverà, dovremo saltare la linea del limite da soli: del resto se fino a ieri eri disposto a spendere, ed è ancora sacrosanto nel momento attuale, sei miliardi per la difesa come puoi non muovere un dito per aiutare chi è in balia della crisi energetica? Un ragionamento lineare che però si porta dietro un punto interrogativo: in Italia quando si supera il limite che ci viene imposto dall'esterno si perdono le inibizioni. Tanto più in anni elettorali. L'esperienza offre diversi esempi in proposito: durante la pandemia, messi da parte i parametri, siamo passati in un battibaleno dalle spese per le mascherine (anche in quel caso senza remore) al Superbonus di cui paghiamo il dazio ancora oggi. E si può dire ciò che si vuole ma è indubbio che dietro a quella misura tra ragioni sbagliate o giuste ci fosse pure un calcolo elettorale.

Siamo fatti così: non riusciamo a cambiare spartito a seconda del momento, ad aumentare il rigore o a spendere di più all'insegna di un sano pragmatismo tenendo conto delle emergenze e della congiuntura. Altrimenti, per fare un esempio, avremmo trovato il modo di risparmiare quei seicento milioni che ci sono costati lo 0,2 di più nel rapporto deficit/Pil, che ci hanno tenuto ancora sotto la procedura Ue per deficit eccessivo. Se apriamo la borsa, c'è un liberi tutti. Stentiamo a richiuderla specie quando è in ballo il consenso.

Ecco perché metterei da parte propositi draconiani poco praticabili.

Semmai dovremo fare di tutto affinché l'Europa affronti la crisi energetica dando la possibilità ai Paesi di sforare i parametri ma decidendo anche il range entro il quale è possibile superarli. In fondo, abbiamo tutti bisogno di un limite, l'importante è che sia razionale.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica