Fronte giallorosso del "no". Pnrr e grandi opere al palo

Dal Ponte sullo Stretto al nuovo stadio San Siro sinistra ed ecologisti pronti a bloccare tutto

Fronte giallorosso del "no". Pnrr e grandi opere al palo

Da questo pomeriggio, alla fine del primo turno delle amministrative, il Paese avrà le idee molto più chiare su come affrontare la questione infrastrutture che rappresentano una parte importante del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Sono ben 29 i miliardi destinati alla mobilità e alla transizione green, inclusi 4,5 miliardi del Fondo complementare. Ma da come saranno guidate città e Regioni (nel caso attuale la Calabria) dipenderà non solo l'attuazione del Pnrr, ma anche la possibilità di compiere scelte sulle grandi opere senza farsi obnubilare dal pregiudizio nimby.

È proprio il caso della Calabria dove gli schieramenti in campo sono nettamente separati dal dossier Ponte sullo Stretto. Favorevole il candidato di centrodestra, Roberto Occhiuto, contrario il principale sfidante di centrosinistra Amalia Bruni, sostenuta da Pd e Cinque Stelle (idem anche gli altri due esponenti «rossi» Oliverio e De Magistris). Anche se la realizzazione dell'opera dipende dal ministro delle Infrastrutture Giovannini (il governo si è impegnato a un nuovo studio di fattibilità nonostante ci sia già un progetto esecutivo; ndr), un governo locale «proattivo» può esercitare sull'esecutivo una pressione positiva o, quanto meno, non ostacolarne una futura realizzazione.

Ecco, è proprio su questo tema che si gioca la partita delle amministrative. Se, infatti, è vero che il premier Mario Draghi ha sottratto al sottobosco degli enti locali la gestione tecnico-amministrativa del Pnrr, è altrettanto vero che questi ultimi «rientrano dalla finestra» nelle singole cabine di regia convocate dai ministeri su temi e opere specifiche. Roma è un esempio di questa intersezione. I fondi per il programma Turismo del Piano saranno destinati anche alla Ryder Cup di golf del 2022 e al Giubileo del 2025. Il centrodestra con Enrico Michetti è sicuramente favorevole a un miglioramento della dotazione infrastrutturale della Capitale. L'attuale sindaco Virginia Raggi e il candidato del centrosinistra Roberto Gualtieri resteranno comunque «ostaggi» l'una dell'ideologia pentastellata, l'altro delle frange estreme che lo sostengono. Non a caso è stato il premier in persona a candidare Roma per l'Expo 2030, sottraendo la questione agli amministratori locali di qualsiasi colore.

E il condizionamento dell'estremismo lo si può sperimentare a tutto tondo nella Milano di Beppe Sala. Il traccheggiamento sul nuovo Stadio di San Siro si spiega con la necessità di non irritare gli irriducibili dello status quo. Milan e Inter vorrebbero completare la nuova infrastruttura entro l'inizio del campionato 2024-2025. Se Sala prevalesse su Maurizio Bernardo del centrodestra, non è sicuro che la giunta acceleri la decisione per evitare smottamenti nella maggioranza. Minori problemi nel capoluogo lombardo dovrebbe generare la gestione delle Olimpiadi invernali del 2026. Il cronoprogramma dell'infrastrutturazione non è stato rispettato, soprattutto sul versante dolomitico e, a breve il governo dovrebbe nominare un commissario per le opere.

Una situazione che, di riflesso, fa sorgere alcuni interrogativi sulla possibilità di rispettare i tempi stretti del Pnrr, che dovrà essere impegnato entro il 2023 (anche se la sua vigenza terminerà nel 2026).

Un problema che la Corte dei Conti già si è posta relativamente alla capacità della pubblica amministrazione di essere efficiente. Al di là del buon lavoro del ministro Brunetta, un eventuale rafforzamento dell'alleanza Pd-M5s non farebbe certo ben sperare.

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