Fu assolto per la morte di Ilaria Alpi: Hassan ucciso da una bomba nell'auto

Il somalo venne condannato a 26 anni e risarcito con 3 milioni

Fu assolto per la morte di Ilaria Alpi: Hassan ucciso da una bomba nell'auto

Una bomba sotto il sedile della sua auto, a Mogadiscio. Poi l'esplosione. Hashi Omar Hassan, il somalo accusato e poi assolto per l'omicidio di Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin, è morto all'istante. Diciott'anni di carcere da innocente, il rientro nel suo Paese, nel 2017, l'attentato dinamitardo di ieri. La notizia della sua morte viene data dal quotidiano somalo Garowe Online che parla di un ordigno improvvisato, uno Ied (Improvised Explosive Device), di costruzione artigianale piazzato nell'automobile di Hassan nel distretto di Dharkaynley, zona Sud della città. Dalle prime indagini l'ordigno sarebbe stato comandato a distanza. Nessun gruppo terroristico ha rivendicato l'azione anche se le autorità somale puntano il dito sui militanti di Al-Shabaab.

Hassan, dopo la sua scarcerazione, è stato risarcito dal governo italiano con oltre 3 milioni di euro. Voleva il suo denaro il gruppo eversivo che l'ha condannato a morte, come sostiene il suo legale storico, l'avvocato Antonio Moriconi, oppure Hashi sapeva troppo sui depistaggi che l'hanno tenuto in carcere 18 anni e, soprattutto, sull'assassinio della giornalista Rai e del suo operatore avvenuta nel 1994? «Sono stati i terroristi islamici, nessun dubbio. L'hanno ammazzato a scopo di estorsione - spiega Moriconi - per i soldi che aveva ottenuto per l'ingiusta detenzione in Italia. Sono persone in cerca di soldi e se non sei d'accordo con loro ti uccidono. Il clan cui apparteneva Hashi - continua l'avvocato - ha legami con il nuovo governo. Lui, da quando era tornato in libertà, dopo il processo di revisione che lo aveva completamente scagionato, sognava di inserirsi nel settore dell'import-export. Faceva a volte tappa in Italia, ma andava anche dalla figlia in Svezia».

Il quotidiano somalo ricorda che Hassan viene condannato come componente del commando che uccide i due giornalisti grazie a delle «prove sufficienti». Arrestato nel 1998, Hassan si è sempre dichiarato innocente. Nel 2016 la svolta quando, a sorpresa, il procuratore generale Dario Razzi lo scagiona. Su di lui non c'è uno straccio di prova, accusato da persone per depistare le indagini sul duplice omicidio. «Il teste non esiste - dice Razzi alla Corte - Se è vero che Hassan è stato condannato, dobbiamo anche avere il coraggio di ammettere che può essere innocente». Il giornale somalo spiega anche chi sono i terroristi sui quali si sono concentrate le indagini: i militanti di Al-Shabaab prendono di mira le forze di sicurezza, funzionari governativi e civili innocenti. Nella maggior parte dei casi, negli ultimi 15 anni, uccidono coloro che non supportano le loro ideologie o quelli che credono spie delle forze militari all'interno del Corno d'Africa. Tanto che il governo del presidente Hassan Sheikh Mohamud (lui stesso è scampato miracolosamente a due attentati), avrebbe accennato a possibili negoziati con i terroristi per far cessare la guerra interna.

La morte di Hashi è collegata al caso Alpi? Fnsi, Ordine dei giornalisti e Usigrai sono pronti a depositare una richiesta in Procura per sollecitare indagini mirate per stabilire se fra la morte dei giornalisti e quella del somalo accusato ingiustamente di averli uccisi, ci sia un collegamento. Una sequenza di morti misteriose: a cominciare da quella di Alì Abdi, l'autista di Ilaria Alpi, deceduto in circostanze mai chiarite, o quella dell'attivista Starlin Arush, amica dell'inviata del Tg3, uccisa nel 2003 a Nairobi da un commando di estremisti islamici.

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