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Trump smaschera il bluff. E non cede sulla libertà

Trump ha chiuso i colloqui e ripreso in mano le due questioni negate: il futuro economico del mondo, cioè il passaggio da Hormuz, e il futuro della vita dell'Occidente, anche se l'Europa non sembra rendersene conto, la bomba atomica

Trump smaschera il bluff. E non cede sulla libertà
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Trump ha trovato ieri il mezzo per smascherare le vere intenzioni dell'Iran e di gettare la palla nel loro campo senza riprendere l'azione bellica: la porta ha uno spiraglio aperto mentre le questioni basilari sono di nuovo sulla tavola, al di là delle strane pretese dell'Iran, Paese di fatto ridotto al lumicino da ogni punto di vista, fuorché da quello del suo fanatismo. Trump ha chiuso i colloqui e ripreso in mano le due questioni negate: il futuro economico del mondo, cioè il passaggio da Hormuz, e il futuro della vita dell'Occidente, anche se l'Europa non sembra rendersene conto, la bomba atomica. Hormuz e uranio arricchito: senza una soluzione, non ci può essere pace vera. Le vie d'acqua fondamentali devono stare libere, una via pericolosa, mentre il prezzo del petrolio sale ed è difficile eliminare le mine di cui l'Iran ha seminato il Golfo. Ogni momento può partire il colpo fatale che porta all'escalation, ma come permettere, che sulla scia dell'Iran, gli houthi occupino Bab el Mandeb o qualche altro pirata si appropri di grandi porte della navigazione? Vance, che era sempre stato il più disposto al dialogo, ha seguitato a telefonare a Trump che non c'era apertura e ha dovuto abbandonare il campo. Poi Trump ha giocato la sua carta, chiudendogli insieme la strategia internazionale e le entrate nazionali più importanti. Della libera navigazione gli Usa hanno fatto la loro politica sin dalla prima guerra mondiale, ponendosi alla testa della civiltà al posto di un'Europa che in quella guerra sarebbe stata dilaniata.

Vance ha cercato invano di convincere gli iraniani. Netanyahu sabato ha detto che era ormai accertato che l'orlo della costruzione della bomba era stato raggiunto. Trump ha spiegato che il rapporto fra Usa e Israele è quello "di un fratello maggiore con il suo fratello più piccolo" e questo fa capire perché Netanyahu sa che deve eventualmente accettare la tregua americana e tuttavia non può ignorare il disastro che gli Hezbollah portano. Ma ieri gli attacchi non si sono avventurati oltre il Sud del Libano, su cui si aprono i colloqui domani.

Trump ora deve affrontare nella pratica i due temi che ha sollevato, atomica e Hormuz. Come li risolverà? Una cosa è certa: la parola pace non ha niente di buono se espone i propri figli alla furia e alla pazzia di chi vuole ucciderli per motivi ideologici. Lo sa bene Israele, stanca di guerra come nessun altro, con 400mila riserve al fronte, i soldati di 18 anni che di nuovo muoiono sulle montagne del Libano, a Bin Jebel, il luogo dove il 26 agosto 2006 il capitano Roy Klein si immolò su una bomba a mano per salvare i suoi, gridando "Shema Israel" e dove Nasrallah lanciò la teoria che Israele è debole come il filo di una tela di ragno.

Da allora, i tentativi di distruggere Israele si sono ripetuti, i sacrifici e le maledizioni come quella di ieri di Erdogan, che minaccia l'invasione, si sono moltiplicate: ma c'è invece chi nel mondo capisce che il mondo senza Hezbollah, senza Assad, soprattutto senza l'Iran della dittatura sciita, ha qualche opportunità di diventare un mondo migliore per tutti.

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