È stato un anno di esplosioni, di guerra, di corse nei rifugi, di missili. E potrebbe continuare. Oggi è ancora il seguito di due anni e mezzo di guerre continue, prima con Hamas, due volte con Hezbollah, due con il nemico fatale, l'Iran. Israele compie 78 anni e stavolta è come il risveglio su un pianeta sconosciuto: siamo stati forti, ma il pericolo è molto attivo, tutto è possibile, l'allerta assoluta, anche se la voglia di vivere non ha confini. Israele dopo tre anni di resistenza durissima, si alza e scuote la testa. Da una parte grida "basta", ma sa che deve fare ancora appello alla sua forza interiore. È stata un'avventura miracolosa ma oggi l'anniversario dell'indipendenza è sul filo del rasoio delle trattative di Islamabad. In ogni momento le sirene potrebbero di nuovo chiamare a correre nei rifugi, ma si cerca di tornare a vivere pienamente: mentre nessuno si sottrae alla guerra di sopravvivenza continua la discussione, la vita intensa della democrazia, le associazioni, l'arte. Ieri notte i giovani e le ragazze, spesso insieme al fronte ormai da tre anni, hanno ballato e cantato per le strade.
A Islamabad si decide se la guerra continua, Israele è il bersaglio ideologico e strategico di Teheran. L'esercito resta in allarme. Netanyahu ha detto che l'arma fatale, l'uranio arricchito, è stata danneggiata, ma ancora non è chiusa. Israele festeggia in bilico, ha raggiunto più di 10 milioni di abitanti, ha un tasso di fertilità del 2,7, 25mila persone sono immigrate l'anno scorso, il 91% dei cittadini si dichiara felice, e questo di fronte a missili, kalashnikov, parole avvelenate in cui alla jihad si è unita l'aggressione antisemita. I ministri, l'esercito, incerti se autorizzare le cerimonie e le feste alla fine hanno detto sì. Israele cerca di respirare rassicurato dalla affermazione della propria determinazione a vivere, a partire dal 7 ottobre, il momento in cui ha rischiato di essere sovrastato e invece ce l'ha fatta fino a cambiare il suo peso strategico. D'altra parte quando dall'Europa nel 1945 giungevano, a volte ostacolate a morte, le navi cariche di sopravvissuti, chi avrebbe pensato che quelle ombre avrebbero potuto lottare come leoni fino a vincere la guerra contro l'assalto di tutti i Paesi arabi? Accadde di nuovo.
Ieri sera, della cerimonia di apertura della festa una parte è stata dedicata a chi ha perduto gli arti in guerra, una parte ai rapiti. Senza piangere, con canzoni e balli. L'allenamento alla sopravvivenza è stato molto lungo, molto costoso, da sempre; la gioia di vivere per un obiettivo essenziale come la vita, indescrivibile.