Al G30 l'allarme di Draghi sull'economia. "Adesso serve una nuova era post-Covid"

Dai fondi Ue una spinta del 3,5% al nostro Pil. I timori di Gentiloni

Al G30 l'allarme di Draghi sull'economia. "Adesso serve una nuova era post-Covid"

La terza ondata dell'Economia porrà delle sfide inedite ai governi. Una «nuova era» tutta da scrivere. Gli stati si troveranno «sul bordo di una scogliera». Mentre in Europa ci si interroga sul futuro degli aiuti all'economia, e in Italia tiene banco la task force per il recovery fund, spunta un intervento dell''ex presidente della Bce Mario Draghi. La presentazione di un rapporto sul sostegno alle imprese del G30, nel quale Draghi mette in guardia dai rischi della «nuova era». Una fase «molto più delicata perché più selettiva» rispetto alla precedente, quella dell'emergenza. Nei prossimi mesi «saranno necessarie scelte che potrebbero cambiare profondamente le economie». La prossima fase sarà quella delle scelte. «Chi dovrà decidere quali compagnie dovranno essere aiutate?», si chiede Draghi. Nel rapporto, curato anche dall'economista Raghuram Rajan, governatore della banca centrale indiana si mette in guardia dalla seconda fase. Se fino ad oggi il problema è stato quello della liquidità delle imprese, ora c'è il rischio di impiegare le risorse pubbliche, che sono scarse, nel sostenere «imprese zombie».

Un bivio del quale l'Europa è consapevole. In Germania il dibattito sul tipo di sostegno alle imprese è già in atto. In Italia per il momento resta confinato agli uffici del Ministero dell'Economia guidato da Roberto Gualtieri. Il decreto ristori cinque, che vedrà la luce a gennaio, oltre a necessitare di un nuovo scostamento di bilancio, dovrebbe superare la logica dei codici Ateco. E si dovrebbe allargare la platea delle imprese interessate.

Le speranze italiane sono riposte soprattutto sui 209 miliardi del Recovery fund. Ieri, Fabio Panetta membro del comitato esecutivo della Bce, intervenuto al Rome Investment Forum 2020 ha spiegato che «per l'Italia i guadagni possibili sono enormi». Nell'Eurozona le risorse di Next generation Eu possono fare aumentare il Pil dell'1,5% entro il 2026. «Per l'Italia, nello stesso intervallo i guadagni possono essere ancora più elevati: se ben utilizzate, le risorse del Next Generation Eu possono incrementare il Pil fino a un massimo di 3,5 punti percentuali. La componente a fondo perduto può comprimere il rapporto tra debito pubblico e Pil di oltre 5 punti».

In altre parole, le risorse europee ripagheranno, anche se solo in parte, le perdite causate dalla pandemia. Ma migliorerebbero anche la situazione del debito.

La preoccupazione delle istituzioni europee è che le risorse siano utilizzate male. Anche ieri il commissario Ue agli Affari economici Paolo Gentiloni ha fatto capire che il ritardo dell'Italia nel presentare il piano non è un problema. Ma che poi «sarà necessario guardare i singoli progetti».

A Bruxelles sono già arrivate «cornici o bozze dei piani di una dozzina di stati membri, a gennaio lo avremo da quasi tutti», ha aggiunto il commissario italiano.

E il riferimento è anche all'Italia. Ieri il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri ha assicurato che la bozza «sarà presentata presto». Prima va sciolto il nodo della cabina di regia.

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