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Gallarate vittima dell'islamizzazione tra maranza violenti e aule senza italiani

Quartieri trasformati, identità cancellate a paura. E in una scuola elementare su 130 bambini 126 sono stranieri

Gallarate vittima dell'islamizzazione tra maranza violenti e aule senza italiani
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Sotto i portici della stazione un tempo c'erano un fiorista, un bar e una bella cartoleria. La mattina gli studenti si fermavano lì a prendere caffé e fogli protocollo per le verifiche in classe. Oggi ci sono un kebab, un money transfer e un mini market etnico.

Siamo a Gallarate, provincia di Varese, due passi da Malpensa, terra di manifatture e imprenditori. Negli ultimi vent'anni la città ha cambiato tessuto urbano: al posto dei piccoli negozi ci sono sempre più macellerie halal e turkish grill. Ci sono quartieri interamente trasformati: nella zona gallaratese di Cedrate i negozi islamici hanno levato l'identità alla piazzetta di fronte alla chiesa, nel quartiere di Cascinetta c'è una scuola elementare in cui, su 130 alunni, 126 sono stranieri. Tanto che molti genitori del quartiere hanno iscritto i figli in altri istituti, più lontani e paritari.

I maranza si impossessano delle piazze, dei portici del centro, delle aree attorno ai distributori automatici di snack. E con loro arrivano risse, atti vandalici, violenza: poco tempo fa due ragazzi marocchini hanno spaccato la vetrata della stazione, tutt'ora transennata.

Ma quando è cominciato tutto questo? E perché Gallarate rappresenta un "caso da manuale"? Erano gli anni del "liberi tutti" post Romano Prodi, gli anni in cui l'Italia era un colabrodo ed entrarci un giochetto da ragazzi. La città, che si trova in uno snodo ferroviario strategico per il Nord Italia, era stata in qualche modo scelta come base dalle cellule del terrore: rientrò anche nelle operazioni contro Al Qaeda con le indagini della Digos sull'appartamento di via Dubini 3, una delle presunte basi d'appoggio per far alloggiare i mujaheddin, i potenziali kamikaze da impegnare in azioni terroristiche o nei fronti di guerra del radicalismo islamico.

Oggi, su 53mila abitanti, quasi 9mila sono stranieri, soprattutto pakistani, e gli immigrati di seconda generazione sono 4.500. Durante la giunta Pd (2011-2016), c'era una moschea abusiva, c'erano vari Cas (centro di accoglienza straordinaria), e la città attirava sempre più stranieri, che hanno preso casa nei rioni più popolari. Con la giunta di centrodestra di Andrea Cassani (Lega) le cose sono cambiate ma contenere la "sostituzione" urbana non è un processo semplice. "Una delle prime cose che abbiamo fatto per disincentivare le presenze - spiega Cassani - è stata togliere l'area pubblica di preghiera che aveva concesso la precedente amministrazione. Per questo, per il ramadan i musulmani sono migrati nel comune vicino di Cardano al Campo, dove c'è una giunta di centrosinistra e trovano gioco facile. Qui a Gallarate prendono in affitto una tensostruttura privata per pregare. Abbiamo anche lottato per la chiusura dei centri di accoglienza: c'erano oltre 200 richiedenti asilo a Gallarate, ora nemmeno uno. A Varese, che ha una giunta di centrosinistra, ne hanno aperti 47". Il sindaco usa gli strumenti a sua disposizione per fare in modo che l'integrazione sia a misura di città e non così invadente.

"Per tentare di disincentivare la presenza di stranieri che hanno spesso Isee bassissimo - aggiunge Cassani - abbiamo abbassato l'Irpef ma alzato i prezzi delle mense scolastiche, che prima erano a 90 centesimi a pasto e agevolavano l'insediamento delle famiglie di stranieri. E poi abbiamo introdotto la Baby card per i nuovi nati ma con dei paletti: la concediamo secondo graduatorie compilate in base al numero degli anni di presenza sul territorio".

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