Altro sangue nella Milano di Sala

Altro sangue nella Milano di Sala

Sembra impossibile dover tornare a dire che è intollerabile vedere ridotta la Stazione Centrale di Milano a un ghetto urbano, teatro di quotidiane violenze e regolamenti di conti. Una terra di nessuno, anzi di qualcuno visto che ad averne preso possesso sono bande di spacciatori, piccoli criminali che ne hanno fatto la loro frontiera, clochard, alcolizzati, tossicodipendenti, rapinatori e le rom ormai note borseggiatrici seriali sicure dell'impunità perché incinte. Un'umanità disperata che bivacca notte e giorno, regola i conti con la violenza del delinquente o della disperazione e di certo incute paura in chi usa la stazione per prendere un treno. E a poco servono i tentativi di sminuire gli allarmi perché alla fine le immagini sono più forti delle parole e di fronte a quelle c'è poco da minimizzare.

Inutile girarci intorno, il video dell'aggressione fa paura perché testimonia una violenza e una ferocia che troppo spesso cerchiamo di rimuovere, salvo poi incontrarle nei luoghi di più normale uso quotidiano. Quei calci alla testa sferrati da un colosso di colore a un ragazzo già a terra sono la testimonianza della disumanità a cui può giungere chi vive in un luogo lasciato a quel degrado sociale che diventa anche morale. Con l'aggravante di un orrore avvenuto in pieno giorno e a pochi passi da un presidio fisso delle forze dell'ordine che evidentemente non sono più un deterrente per chi è ormai indifferente alle regole della civile convivenza e alle leggi dello Stato. E parliamo di Milano, di quella che raccontiamo essere la più europea delle città d'Italia, il nostro biglietto da visita nel mondo del turismo e soprattutto degli affari.

Difficile immaginare che dopo anni di allarmi non siamo in grado di ripulire quella stazione che è la prima immagine offerta. Ma anche il luogo che i nostri figli frequentano ogni giorno per andare a studiare o quando partono per le vacanze, dove passano mamme e nonne, dove arriva il pendolare. Tutte immagini di normalità violentate da un video che mostra una realtà allucinante. La denuncia più forte a un'impotenza non solo a risolvere, ma forse pure ad affrontare con forza l'emergenza criminalità. Per questo colpisce ancor di più la reazione di qualche giorno fa del sindaco Giuseppe Sala che ha preso come un delitto di lesa maestà la denuncia di Chiara Ferragni che ha semplicemente detto quello che tanti pensano: Milano è pericolosa e ad andare in certe zone si ha paura. Tutti noi, come lei, abbiamo parenti o conoscenti rapinati, ancora traumatizzati dai ladri in casa, spaventati quando i figli escono di sera, magari sotto i grattacieli glamour o quel Bosco Verticale infestato dalle baby gang degli spacciatori marocchini.

Per non parlare degli stupri in piazza Duomo a Capodanno, delle violenze alla Loggia dei Mercanti, del degrado intorno al Politecnico, di San Siro diventata una pericolosa casbah, del Corvetto in mano alle pandillas sudamericane. «Milano non è Gotham city» hanno spesso detto il sindaco e i suoi amici di una sinistra che non vuole affrontare il problema. Ma forse è il caso di pensarlo. E magari cominciare a fare qualcosa.

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