Tensioni in sala operatoria, attrezzatura non idonea portata da Napoli, manovre correttive di urgenza per rimediare ad una catena di errori commessi durante l'espianto del cuore destinato al piccolo Domenico. Continua il rimpallo di responsabilità tra l'equipe dell'ospedale San Maurizio di Bolzano e quella del Monaldi, su cui stanno facendo luce gli ispettori del ministero della Salute arrivati mercoledì a Bolzano - dopo essere stati la scorsa settimana a Napoli - per acquisire tutta la documentazione relativa alla vicenda del cuore danneggiato e fare le necessarie audizioni con l'obiettivo di ricostruire nei dettagli l'iter dell'espianto.
La mattina del 23 dicembre, quando parte la procedura, emergono una serie di criticità nella sala operatoria del San Maurizio, come risulta anche da una relazione inviata al ministero dall'ospedale di Bolzano in cui le responsabilità sono attribuite al team di Napoli. Intorno al tavolo operatorio ci sono anche i medici austriaci di Innsbruck, impegnati nell'espianto di fegato e reni. Sono loro ad accorgersi che mentre i colleghi campani erano all'opera sul cuore qualcosa non stava andando come previsto, il cuore si stava gonfiando e anche gli altri organi, tanto da costringere il chirurgo austriaco ad intervenire. I carabinieri del Nas di Trento ha ascoltato i medici dell'equipe di Innsbruck al confine, per evitare un'istanza europea, e hanno simulato quanto avvenuto durante l'espianto per ricostruire chi ha fornito il ghiaccio secco con cui è stato riempito il frigo di vecchia generazione, quello da alimenti, utilizzato per trasportare l'organo a Napoli. "Un box non idoneo neanche per le linee guida del 2015", spiega l'avvocato Francesco Petruzzi, difensore dei genitori del piccolo Domenico. Alla luce degli ultimi approfondimenti dell'indagine e dopo aver incontrato i pm in Procura, il legale sostiene che i magistrati napoletani "non intendono indagare nessuno a Bolzano", dove non sarebbe stato commesso alcun errore o negligenza. Neanche sulla questione del ghiaccio secco fornito dai bolzanini, secondo l'avvocato Petruzzi. L'operatrice socio-sanitaria dell'ospedale di Bolzano che ha fornito il ghiaccio rivelatosi poi decisivo per il danneggiamento del cuore, ha chiesto alla dottoressa del Monaldi se il ghiaccio richiesto per riempire la box destinata al trasporto dell'organo fosse adatto, ricevendone l'ok. "La oss - aggiunge il difensore - non ha alcuna qualifica e nessuna culpa in vigilando rispetto a questa situazione.
L'ospedale di Bolzano non è un centro trapiantologico, il ghiaccio secco ha motivo di esserci perché fanno conservazione dei tessuti. L'espianto era quindi completa responsabilità della dottoressa del Monaldi in quanto primo operatore per l'espianto".