"Giù le mani dal Titanic". Basta con le razzie dei sub

Il relitto in acque internazionali. Gli americani recupereranno il telegrafo senza fili di Marconi

Londra - Non è certo quell'accordo commerciale tra Stati Uniti e Regno Unito di cui si parla da mesi e che se e quando sarà concluso - dovrebbe inaugurare una nuova era di collaborazione economica tra Washington e Londra, quest'ultima libera dai vincoli europei. È, più modestamente, il trattato per la tutela dei resti del Titanic, che giacciano in fondo all'oceano Atlantico, a 3800 metri di profondità, circa 350 miglia nautiche al largo della costa canadese. Ci sono voluti ben 17 anni perché l'accordo tra i due Paesi vedesse la luce, dalle parti di Downing Street fanno gli scongiuri e si augurano che le imminenti discussioni con Bruxelles su dazi e quote all'importazione si risolvano più velocemente.

L'annuncio dell'intesa è stato comunicato ieri dal ministero dei trasporti inglese: alla firma di Londra, avvenuta già nel 2003, si è affiancata lo scorso novembre quella del segretario di stato americano Mike Pompeo a seguito della quale l'accordo è diventato effettivo: per poter accedere al sito, effettuare lavori di ricognizione, prelevare manufatti di qualsiasi genere le navi battenti bandiera inglese o statunitense dovranno essere autorizzate dai rispettivi governi. Il relitto del Titanic giace in acque internazionali e l'accordo tra i due Stati è efficace solo per navi delle rispettive flotte. Tuttavia, sottolinea il governo inglese, dovrebbe riuscire a regolamentare la gran parte delle cacce al tesoro che sono state condotte in questi anni. Al sito era finora stato garantito solo un livello base di protezione fornito dall'Unesco a seguito della sua rilevanza storica dovuta al naufragio. L'accordo tra Usa e Regno Unito, cui in futuro potrebbero aggiungersi anche Canada e Francia, arriva 35 anni dopo il ritrovamento della carcassa del Titanic. Era il 1985 quando, dopo 7 anni di infruttuose ricerche, il capitano Robert Ballard riuscì a identificare il luogo esatto in cui riposava l'orgoglio della marina commerciale inglese dei primi anni del XX secolo. Da allora si sono susseguite le missioni per indagare e lucrare sul relitto.

Ed è appunto di ieri la notizia, rivelata dal Telegraph, che la RMS Titanic inc, la società americana che per quasi trent'anni ha avuto l'esclusiva per scandagliare la nave, sta pianificando una nuova missione di recupero. L'obiettivo stavolta è uno dei primi telegrafi senza fili Marconi che secondo l'azienda potrebbe facilmente tornare a funzionare e diventare un pezzo da museo. L'apparecchio si trova ancora nella sala radio, in relativamente buone condizioni, così come lo lasciò l'operatore Jack Phillips che fino all'ultimo inviò messaggi di soccorso nella speranza che qualche nave accorresse in soccorso del Titanic. Arrivò il RMS Carpathia ma Phillips non fu tra i 700 sopravvissuti alla tragedia. Il piano per il recupero è di far scendere un sommergibile da cui calare sul fondo 3 robot a guida remota, 1 per rimuovere le lamiere e gli altri 2 per filmare l'operazione. Secondo la compagnia americana sarebbe una corsa contro il tempo, la nave si sta disintegrando e secondo recenti stime potrebbe scomparire in una decina di anni. La fretta della RMS Titanic, tuttavia, si scontra con l'opposizione di alcuni dei familiari delle 1571 vittime, che considerano il relitto un luogo tombale che non deve essere profanato ma verso cui si deve portare rispetto. Bretton Hunchak, presidente della società americana, ha commentato al Telegraph che a causa di un'acqua altamente acida non è possibile che siano rimasti resti umani. «Questo non è un qualche cavallo di Troia per cominciare ad arraffare valigie piene di diamanti. Questa è un'operazione chirurgica per recuperare un manufatto storico, che possa raccontare alle generazioni future la storia del Titanic. Sappiamo che il relitto si sta deteriorando velocemente, lo dobbiamo fare prima che sia troppo tardi».