Il fronte italiano sulla revisione delle regole fiscali europee non arretra. A margine del G7 Finanze, il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha ribadito che il lavoro avviato in sede Ecofin sulla possibilità di estendere la clausola di salvaguardia del Patto di stabilità anche alla crisi energetica resta pienamente in corso. Fonti del Mef precisano che "si è in una fase di discussione e il dialogo continua", confermando che il dossier è tutt'altro che chiuso. Il confronto politico e tecnico si è intensificato proprio a margine dei lavori del G7 Finanze, dove Giorgetti ha avuto interlocuzioni dirette con il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis e con i ministri dell'Economia di Francia e Germania. Un passaggio che conferma come il tema non sia più soltanto italiano, ma riguardi l'intero equilibrio delle politiche fiscali europee in una fase di shock energetico ancora in corso.
Le stesse fonti sottolineano come "si continua a trattare" sulla proposta avanzata dall'Italia di allargare la clausola di salvaguardia già prevista per la difesa anche agli investimenti legati all'energia. Un'ipotesi rilanciata anche dalla lettera inviata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che ha riacceso il dibattito a Bruxelles sulla flessibilità del Patto.
La prima risposta della Commissione europea è stata improntata alla cautela. Nessun commento politico diretto alla lettera di Meloni, ma una linea chiara: priorità agli strumenti già esistenti. "Il nostro focus ora è sull'utilizzo dei fondi del bilancio Ue e altri fondi europei disponibili che ammontano a 95 miliardi di euro", è la posizione ribadita da Bruxelles, insieme all'invito agli Stati membri a sfruttare le risorse già stanziate. La Commissione ha inoltre ricordato che "siamo pronti a usare la flessibilità esistente" e che il quadro sugli aiuti di Stato è già stato reso più elastico per sostenere gli investimenti nel settore energetico. Più che una apertura politica, si tratta dunque di una gestione tecnica dell'emergenza, senza nuove deroghe strutturali al Patto.
Nel ragionamento italiano, invece, la questione è eminentemente politica. Nella sua lettera a von der Leyen, Meloni ha legato in modo diretto crisi energetica e sicurezza europea, sostenendo che "lo straordinario incremento dei costi energetici che stiamo subendo rappresenta una circostanza eccezionale al di fuori del controllo degli Stati membri con pesanti ripercussioni sulle finanze pubbliche". Il punto centrale è la richiesta di coerenza tra le diverse flessibilità previste dall'Unione. Se la difesa può beneficiare della clausola di salvaguardia, argomenta Palazzo Chigi, allora lo stesso principio dovrebbe valere per la sicurezza energetica, soprattutto in una fase in cui il prezzo del petrolio e la volatilità delle forniture continuano a rappresentare un rischio macroeconomico. Non a caso la premier ha avvertito che "non possiamo giustificare agli occhi dei nostri cittadini che l'Ue consenta flessibilità finanziaria per sicurezza e difesa strettamente intese e non per difendere famiglie, lavoratori e imprese".
Il confronto, dunque, resta aperto ma senza accelerazioni. A margine del G7 Finanze, Giorgetti ha ribadito con i partner europei che le situazioni nazionali sono profondamente diverse e che l'Italia, più esposta sul fronte energetico, ha esigenze immediate. Le fonti del Mef parlano di "preoccupazione per i tempi", che difficilmente saranno brevi.
Bruxelles, dal canto suo, continua a sottolineare che gli strumenti esistono già: circa 300 miliardi di euro destinati a investimenti energetici tra Next Generation EU, fondi di coesione e Fondo per la modernizzazione, con circa 95 miliardi ancora da utilizzare. Non si può tuttavia non notare come queste precisazioni vengano effettuate quando è l'Italia a chiedere qualcosa. L'avesse fatto Berlino, il discorso sarebbe stato diverso.