Il pentito aveva già rettificato. Smontato il fango sulla Meloni

Repubblica accusa la leader di FdI di un giro d'affari con i rom, ma sono attacchi infondati: "Tutto già stato ritrattato"

Il pentito aveva già rettificato. Smontato il fango sulla Meloni

Dopo l'inchiesta relativa a presunti contatti e affari tra Giorgia Meloni e i rom, pubblicata sabato 6 marzo su la Repubblica, il leader di Fratelli d'Italia si è difesa. Giorgia Meloni, come sempre accade, ci ha messo la faccia e non ha esitato un attimo a definire quelle accuse una nuova "macchina del fango" nei suoi confronti. L'impianto accusatorio contro il leader di Fratelli d'Italia non sembra reggere ed è la stessa Meloni a smontare punto per punto quanto le è stato attribuito attraverso una diretta Facebook. Come riporta anche Il Giornale in edicola oggi, le dichiarazioni sulle quali si è basata l'esclusiva de la Repubblica sarebbero già state rettificate in passato dal pentito.

"Guarda un pò cosa riporta il quotidiano Latina Oggi. L'attendibilissimo pentito dello scoop di Repubblica secondo il quale avrei consegnato 35 mila euro in una busta del pane a un clan di rom aveva 'rettificato' le accuse nei confronti miei e di FdI già molto tempo fa", scrive Giorgia Meloni quest'oggi sul suo profilo Facebook, giustamente risentita per quanto sta subendo. L'accusa è di quelle che lasciano il segno. La Repubblica sostiene che un collaboratore di giustizia abbia rivelato agli inquirenti di un passaggio di soldi, esattamente 35mila euro, che la Meloni "nel 2013 fece avere al clan Travali, colpito nei giorni scorsi da 19 arresti, 35mila euro per comprare voti e attaccare manifesti". Questi 35mila euro sarebbero stato consegnati presso un distributore della periferia di Latina all'interno di una busta del pane dal suo segretario, "venuto con una Volkswagen berlina, la stessa vettura con la quale aveva accompagnato la Meloni a Latina".

Ma la rettifica a queste parole c'è già stata e non è arrivata oggi. Come spiega la stessa Giorgia Meloni nel suo post di Facebook, "è negli stessi atti utilizzati da Repubblica per gettare fango su di noi, ma evidentemente quella parte dei verbali non era piaciuta a chi doveva costruire accuse fondate sul nulla per attaccare l'unica forza di opposizione della Nazione". Sono bastate meno di 24 ore a Giorgia Meloni per smontare l'intero impianto accusatorio che all'improvviso le è stato costruito contro. Non troppi giorni prima che venisse fuori lo "scoop" de la Repubblica, Guido Crosetto ipotizzava che a breve qualcuno avrebbe potuto accendere la macchina del fango: "Pronosticavo quali sarebbero stati i passi, gli argomenti e le tempistiche degli interventi a gamba tesa della magistratura. Ora quei tweet non ci sono più. Diceva che ne rimaneva una da colpire". I tweet a cui fa riferimento non sono stati cancellati da lui, pare che Crosetto nei giorni scorsi sia stato vittima di un attacco informatico. Nel suo post, infine, Giorgia Meloni se la prende con chi ha realizzato lo "scoop": "Che sorta di giornalismo è questo? Nessuno si vergogna per questo squallore?".

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