L'idea che si fa largo ai piani alti del partito della premier Giorgia Meloni è di serrare i ranghi, coinvolgendo al massimo tutte le anime di Fdi, nell'ultimo anno e mezzo prima del voto alle Politiche. E soprattutto iniziare un graduale ricambio generazionale, pescando nel serbatoio di Gioventù Nazionale. In 24 ore sono stati messi fuori dal governo Daniela Santanchè, vicina al presidente del Senato Ignazio La Russa, e Andrea Delmastro, uno della vecchia guardia. La fase due di Fdi parte con un avvertimento: "Non esistono rendite a vita".
La prima mossa sarà quella di puntellare il partito a Roma in vista delle Comunali. In quest'ottica, il radicamento di Fabio Rampelli sul territorio romano diventa un valore aggiunto. Dal canto proprio, il vicepresidente della Camera chiede maggior agibilità politica. Il riavvicinamento tra Meloni e Rampelli potrebbe aprire un periodo di battaglie comuni nella Capitale, mettendo alle spalle incomprensioni. Mercoledì pomeriggio, Rampelli è stato avvistato in via della Scrofa nella sede del partito, dove c'era anche Arianna Meloni. Si sono visti? Hanno discusso del rilancio? Non ci sono conferme sull'incontro. Resta sul tavolo la necessità di un rilancio del partito.
L'altro fronte su cui si discute in queste ore, in via della Scrofa, all'indomani del voto al referendum, è il ricambio generazionale. Si tratta di innestare forze fresche nel partito. C'è già una rosa dalla quale attingere. Per fare alcuni nomi. Grazia Di Maggio e Chiara La Porta sono ormai profili collaudati che riescono a tenere in sintonia l'impegno parlamentare con la gestione del territorio. Chiara La Porta si è dimessa dalla Camera per assumere l'incarico di capogruppo in Regione Toscana.
Un altro nome, pronto al salto, è quello di Stefano Cavedagna (vicino al capogruppo Galeazzo Bignami) che dopo l'esperienza in Comune a Bologna è ora al Parlamento europeo. È uno dei nomi su cui si potrebbe ragionare per un incarico nazionale nel partito. Più defilati ma in rampa di lancio altri profili emergenti del movimento giovanile. Domenico Carbone, presidente Anci Giovani, Maicol Busilacchi (segretario internazionale Gioventù nazionale) e Paolo Inselvini. È il momento della nuova generazione Atreju per Fdi. L'assetto del partito non cambia. La poltrona di Giovanni Donzelli, responsabile Organizzazione, non è in discussione. Allo stesso tempo però sono stati aperti alcuni focus in Campania, Trentino Alto Adige e Sicilia. In Campania, dove alle ultime elezioni regionali Fdi ha rivendicato la leadership della coalizione con Edmondo Cirielli, l'esito del voto è disastroso. Il Sì tocca quota 65 e il No si ferma al 34 %. Non c'è solo il dato elettorale a far infuriare l'inquilina di Palazzo Chigi. Ma soprattutto alcune scelte che ora rischiano di aprire un nuovo fronte caldo mediatico. Alle ultime regionali il partito ha inserito in lista Marco Nonno, già dichiarato decaduto dal Consiglio regionale per effetto della legge Severino. Ora Nonno dovrebbe prendere il posto di Cirielli in Regione ma la Procura ha bloccato tutto. Risultato? Fdi nuovamente nel mirino della stampa. Repubblica ha già iniziato l'assalto contro Fdi. "Meloni non può occuparsi anche della verifica dei certificati penali ed elettorali dei candidati locali" si sfoga un dirigente nazionale. Situazione tesa in Sicilia, regione nella quale il partito vive una fase difficile. I riflettori sono accesi anche in Trentino Alto Adige. In quella regione si vive una situazione quasi paradossale. Dalle Politiche, con Fdi al 30%, sono andati via 3 consiglieri provinciali e un deputato.
In discussione la gestione del partito da parte dei due dirigenti locali: Francesca Gerosa e Alessandro Urzi. Oltre al referendum, Fdi ha perso le comunali nelle grandi città. La faida esplose nel 2024 con la sospensione della parlamentare Alessia Ambrosi che voleva candidarsi al congresso provinciale.