Giustizia, Palamara prova a difendersi: "Rammaricato, frasi non sono il mio reale pensiero"

In un messaggio inviato a Matteo Salvini, l’ex presidente dell’Anm Luca Palamara ha spiegato "di aver sempre ispirato il mio agire al più profondo rispetto istituzionale al senatore"

Giustizia, Palamara prova a difendersi: "Rammaricato, frasi non sono il mio reale pensiero"

In enorme difficoltà dopo le polemiche scatenatesi sui contenuti delle chat dei magistrati contro Matteo Salvini, Luca Palamara, il giudice al centro della vicenda, ha inviato un messaggio al leader della Lega chiedendo scusa per le sue improvvide affermazioni.

"Sono profondamente rammaricato dalle frasi da me espresse- ha scritto Palamara secondo quanto riporta oggi "La Verità" - e che evidentemente non corrispondono al reale contenuto del mio pensiero, come potranno testimoniare ulteriori conversazioni presenti nel mio telefono". Il giudice, inoltre ha voluto specificare "di aver sempre ispirato il mio agire al più profondo rispetto istituzionale che è mia intenzione ribadire, anche in questa occasione, al senatore Salvini".

Nelle conversazioni tra giudici che sono state rese note, non ci sarebbero solo attacchi contro Salvini. Parlando con l'ex membro laico del Csm, Paola Balducci, Palamara non nascondeva apprezzamenti sulla statura politica del leader della Lega. "A parte lui non c'è... non ci sono le figure, ci sono pezzetti".

Il caso Palamara è emerso dopo la pubblicazione da parte de La Verità di alcune intercettazioni dell’ex presidente dell’Anm. In una chat su Whatsapp, alcune toghe ammettevano che Salvini non stava facendo niente di sbagliato ma ciononostante doveva comunque essere attaccato senza pietà. Il quotidiano ha reso pubblici i contenuti di alcune chat risalenti al 2018 in cui alcuni magistrati parlano dell’allora ministro dell’Interno.

La chat più citata vede coinvolti il procuratore capo di Viterbo Paolo Auriemma e Luca Palamara. Il primo rivolgendosi al suo interlocutore si dice molto dubbioso su quanto sta accadendo in quei difficili giorni d'agosto di due anni fa: ''Mi dispiace dover dire che non vedo veramente dove Salvini stia sbagliando. Illegittimamente si cerca di entrare in Italia e il ministro dell'Interno interviene perché questo non avvenga. E non capisco cosa c'entri la Procura di Agrigento”, aveva scritto Auriemma quando di Salvini si parlava soprattutto per la chiusura dei porti per bloccare l'arrivo degli immigrati.In fondo al messaggio Whatsapp la raccomandazione di non diffondere il contenuto del testo. La risposta di Palamara arriva quasi subito: ''Hai ragione. Ma adesso bisogna attaccarlo''.

La discussione va avanti con il procuratore capo di Viterbo che sottolinea come potrebbe essere un pericoloso boomerang continuare ad attaccare Salvini sull'immigrazione. "Comunque è una cazzata atroce attaccarlo adesso perché tutti la pensano come lui. E tutti pensano che ha fatto benissimo a bloccare i migranti che avrebbero dovuto portare di nuovo da dove erano partiti. Indagato per non aver permesso l’ingresso a soggetti invasori. Siamo indifendibili. Indifendibili". In un altro colloquio citato da alcuni giornali, il leader leghista viene chiamato "quella merda di Salvini" da Palamara.

In altri messaggi, con interlocutori diversi, è ancora Palamara ad essere protagonista. Il giudice, infatti, esprime tutto il suo disagio di fronte all'eventualità di incontrare pubblicamente Salvini. Nel frattempo, si fa inviare i pdf delle sentenze del processo di Umberto Bossi e Francesco Belsito. Infine vi è anche un’altra chat tra lo stesso Palamara e Bianca Ferramosca, componente della giunta esecutiva Anm. Quest'ultima, nel novembre 2018, se la prende con i colleghi che hanno dato ragione a Salvini sull'allora dl Sicurezza, componenti di una cordata ''pericolosissima''.

Le telefonate a cui fa riferimento sono diverse e oggi il quotidiano Libero ne ha pubblicato di nuove. In quella dell’11 aprile 2019, ad esempio, si riassume bene la maggioranza al Csm prima di quella attuale. La giornalista Milella sottolinea come l'Anm sia a guida "Mi-Unicost-laici di centrodestra, quindi “secondo me le nomine che si faranno saranno tutte nomine influenzate da questa faccenda qua no".

Palamara replica spiegando come sia "chiaro che siamo in una consiliatura che è figlia o meglio ancora che sta in una fase storia dove Area era più numerosa e Area non disdegnava nella maniera assoluta gli accordi con MI e in particolar modo con la Casellati basta che ti riprendi qualche articolo tuo dell'epoca e ci fai il copia e incolla e te lo ritrovi ok? Essendo mutata la situazione è chiaro che il consiglio è il luogo dove si formano maggioranze Area ha molto tra le virgolette lucrato nella precedente consiliatura oggi che partita vuole svolgere? Nella vicenda Ermini non si è sporcata le mani adesso che arriva il momento decisivo quello delle nomine che posizione prenderà?".

Il giudice ha aggiunto che non "possono andare dagli elettori e dire guarda che io non ti ho portato a casa a te perché hanno ancora gente importante da sistemare che gli dicono non c'è l'hai? Come direbbe Bruti è la corrente bellezza è così e vale per tutti e vale per loro".

La stesso Palamara ha rimarcato che la partita vera inizia adesso"perché la partita vera inizia con Roma, c'è una grande attenzione su Roma perché viene dopo l'era Pignatone dopo tante cose e Roma comunque ha un effetto domino". Milella concorda sul fatto che Roma sarà la prima decisa. A quel punto Palamara dice che "comunque Roma o non prima cioè Roma c' è il problema di Lo Voi se viene Lo Voi, Prestipino va a Palermo".

Milella, inoltre, spiega che nel suo pezzo, se riesce a farlo, dominerà la notizia dell’accordo Mi- Unicost "e faranno man bassa di posti e io ti metto già a Torino". Poi un altro scambio di battute con Palamara che chiede: "Mettimi a Roma e stai buona" e Milella che ribatte: "Se mandano te a Torino che sei sotto il livello di anzianità loro potrebbero pure fare la mossa di mandare Cantone da qualche parte in modo da non fare i cattivi capito? Poi alla fine fanno pure un piacere a questo governo che glielo levano dai coglioni". Infine, il giudice dice: "Appunto sì".

Poco più di un mese dopo, esplode il caso Palamara. Il 29 maggio 2019 Milella chiama il giudice e riferisce che ha saputo dell'articolo leggendolo alle ore 01.30 di notte e dice di aver sbagliato a non averlo chiamato prima, ma a lei non avevano detto nulla dal suo giornale. Se avesse chiamato prima"l'avremmo scritta, ma non in questo modo". Due giorni dopo Milella chiama Palamara e lo avvisa che la giornalista Maria Elena Vincenzi sta andando sotto casa sua e gli dice che devono parlarne bene dell’intervista.

Inoltre, sempre il 29 maggio Amadori parla con Palamara affermando che tramite il giudice "vogliono far saltare Viola". Ha notato che è lo stesso Gico di Roma a svolgere le indagini e si domanda come mai De Ficchy utilizzi la stessa pg. Continua asserendo che Paolo Ielo avrebbe detto ad un consigliere del Csm che teneva in pugno De Ficchy per delle intercettazioni relative a un commercialista indagato. Amadori riferisce che ha saputo che le carte inviate a Perugia erano firmate da Ielo, Sabelli e Cascini e che gli stessi tre sono stati nominati dal suo consiglio grazie anche ai voti di Unicost. Il 29 maggio 2019 Palamara parla con Legnini sulla necessità di riequilibrare gli articoli che sono usciti con Repubblica e domanda se si può chiedere a Liana. Legnini spiega che è possibile ma "Liana conta poco la dentro" mentre "Claudio Tito conta .. il tema è orientare il gruppo, adesso Repubblica su un linea diversa". "Io non so il Fatto Quotidiano- aggiunge- adesso La Verità, su cosa virerà perche la loro posizione è contro Pignatone”. Lo stesso Legnini afferma che “c'è una operazione di orientamento” e garantisce di poter parlare con Repubblica in quanto “ho rapporti al massimo livello dimmi tu. Riflettici”. Palamara ammette che con Claudio Tito esiste un rapporto e Legnini infine dice: "lo conosci bene e allora parla con lui deve passare la linea della vendetta nei tuoi confronti".

Piero Sansonetti ha lanciato un durissimo affondo contro quelle che ha chiamato le "grandi firme” della cronaca giudiziaria italiana che compaiono nelle intercettazioni della procura di Perugia che indaga, fra gli altri, sull'ex consigliere del Csm Luca Palamara."Non sorprende, almeno a me, che i grandi giornali siano agli ordini, non subalterni, ma agli ordini, dei pm. A me sorprende il silenzio, che su questa vicenda non sia uscito nulla: la notizia è questa. Eppure dentro ci sono i nomi più prestigiosi", ha dichiarato il giornalista.

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