"Il governo ha accolto le nostre richieste. Ora serve solo qualche piccolo correttivo"

La presidente Ance: "Molto bene le modifiche sull'illecito professionale. Ma occorre intervenire sugli affidamenti dei concessionari pubblici"

"Il governo ha accolto le nostre richieste. Ora serve solo qualche piccolo correttivo"

Dottoressa Federica Brancaccio, presidente Ance (Associazione nazionale costruttori edili, ndr), quali sono i punti positivi del nuovo Codice degli Appalti?

«Tra i punti positivi c'è l'apertura che sia il governo che il ministero hanno dimostrato nell'ascoltare le nostre istanze rispetto al testo base che aveva già dei paletti dalla legge delega. È stato fatto un gran lavoro, considerando anche i tempi ristretti e la scadenza del 31 marzo da rispettare per il Pnrr. Poi, è stata effettuata una grande correzione sull'illecito professionale (minore rigidità sulle cause di esclusione, ndr) che era uno dei temi sollevati da noi sin dall'inizio».

Alcuni media hanno rumoreggiato sulle procedure senza bando.

«L'impatto delle procedure negoziate senza bando è stato moderato. Fino alla soglia comunitaria di 5,3 milioni di euro le stazioni appaltanti hanno la facoltà di utilizzare sia la procedura ordinaria (gara d'appalto; ndr) che la negoziata senza bando procedura ordinaria andava motivata, questo è stato mitigato con la facoltà di utilizzare l'una o l'altra procedura».

Condivide le preoccupazioni espresse dall'Anac in merito?

«Gli enti appaltanti ora possono decidere se andare in procedura ordinaria, in procedura aperta o in negoziata senza bando. Questo è un passo avanti perché dobbiamo ipotizzare che in negoziata senza bando si andrà, magari, per le urgenze particolari. Rimane il tema dei concessionari dei settori speciali».

Quali altre richieste da parte vostra sono state accolte?

«È stato eliminato il concetto di straordinarietà, di eccezionalità per la revisione dei prezzi. Si utilizza la formula imprevedibilità dell'evento che va incontro alle nostre istanze anche se nelle procedure di applicazione qualche aggiustamento ulteriore sarà necessario. Poi, la divisione in lotti va incontro alle esigenze delle piccole e medie imprese. Inoltre, è stata introdotta la possibilità di fatturare sulla base dello stato d'avanzamento dei lavori e non necessariamente sul certificato di pagamento. Abbiamo ottenuto anche una riduzione delle garanzie provvisorie e definitive. Siamo molto grati che il confronto sia stato assolutamente trasparente e costruttivo».

Cosa vi preoccupa, invece?

«Il nuovo codice consente ai concessionari 100% in house (cioè controllati dal pubblico, ndr) di non bandire gare. Considerando che rappresentano circa il 36% del mercato, inserire una percentuale di esternalizzazione aiuterebbe concorrenza e trasparenza, che poi sono i principi ispiratori del Codice e anche gli obiettivi sempre dichiarati dal ministro, oltre alla semplificazione e alla velocizzazione di alcuni processi».

Secondo lei, il nuovo Codice degli appalti può fare qualcosa per ridurre i tempi di realizzazione delle opere?

«I tempi a monte della gara già si sono ridotti. Poi, essendo noi gli operatori che lavorano sul campo, qualche correttivo sull'esecuzione per rendere ancor più agevole e più lineare l'esecuzione dei lavori si potrà fare».

Vorrei chiederle se i correttivi introdotti sul decreto Superbonus vi soddisfano.

«Tutti gli emendamenti approvati risolvono una serie di punti critici dal sismabonus agli istituti per le case popolari. Non è ancora chiara la soluzione sui crediti incagliati.

Si è parlato di una generica società veicolo con Enel X ma ancora non è chiaro quale sarà la soluzione definitiva per i famosi 19 miliardi di crediti pregressi che non sono strettamente connessi al decreto, però ne sono di fatto parte fondamentale. Senza sbloccare questa impasse, rischiamo di invalidare anche tutto il resto. Quindi siamo in trepidante attesa di un chiarimento sulla soluzione proposta dal governo».

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