Il governo stringe sul Pnrr. Priorità riforme e digitale

Entro giugno 45 obiettivi da centrare per ricevere altri 24 miliardi. I nodi fisco e spending review

Il governo stringe sul Pnrr. Priorità riforme e digitale

«Ricognizione», termine un po' desueto ma efficace per comprendere il lavoro svolto ieri dal Consiglio dei ministri in merito al Pnrr. In buona sostanza, il premier Mario Draghi ha chiesto ai componenti dell'esecutivo di preparare una sintesi di quanto effettuato dai singoli ministeri e di quanto, invece, sia ancora da effettuare in relazione ai 100 obiettivi tra target e milestones fissati quest'anno dal Piano. Di questi quarantacinque dovranno essere già conseguiti entro il 30 giugno per sbloccare la seconda rata (24,1 miliardi), mentre i restanti saranno necessari per accedere alla terza rata da 21,8 miliardi. Tre obiettivi sono già stati centrati: l'investimento su rinnovabili e batterie, quello sulle filiere produttive e la semplificazione degli investimenti nelle infrastrutture idriche.

Se dal punto di vista politico, il percorso è stato buono, molto resta da fare dal punto di vista strettamente tecnico. Innanzitutto, occorrerà cambiare passo sull'avvio di cantieri, gare e concorsi. Nel complesso al 31 gennaio scorso le amministrazioni titolari di interventi hanno emanato 113 bandi e avvisi per un importo complessivo pari a circa 27,86 miliardi di euro. Alla data di ieri risultavano aperti 48 bandi per un ammontare di risorse da assegnare pari a 23,17 miliardi.

Ulteriori problemi potrebbero invece essere causati dal contenuto divisivo di alcune riforme abilitanti (cioè imprescindibili) del Pnrr. In particolare, occorrerà fissare gli obiettivi di risparmio della spending review per gli anni 2023-2025, anche per finanziare la riforma fiscale o riforme della spesa pubblica pro-crescita. LTra gli altri interventi richiesti al ministero dell'Economia anche la revisione delle procedure di lotta all'evasione. Si potrebbe affermare che anche questo target non sia lontano in quanto le linee guida per la riforma dell'amministrazione fiscale prevedono proprio l'utilizzo del data scraping (a partire dai profili sociali oltre a quelli dei rapporti bancari) per verificare condotte potenzialmente fraudolente. Entro giugno, inoltre, si dovrà adottare un programma nazionale per la gestione dei rifiuti, ma anche riformare l'organizzazione dell'assistenza sanitaria territoriale. Anche questo riforme non saranno facili da conseguire perché rischiano di elevare ulteriormente il livello di conflittualità all'interno della maggioranza già testimoniato dall'abbandono dei ministri leghisti nel Consiglio di ieri per le decisioni nei confronti dei bambini non vaccinati.

Il ministero che, al momento, sembra meglio orientato al completamento delle proprie mission è quello della Pubblica amministrazione guidato da Renato Brunetta. Entro il primo semestre sarà completata la riforma del pubblico impiego che già è stata oggetto di una rivoluzione copernicana in quanto le nuove procedure di reclutamento, che consentiranno di ampliare gli organici, si fondano su una valutazione attenta delle competenze privilegiando in questo modo le figure qualificate come testimoniato dalla creazione del portale InPA per ingaggiare gli esperti per l'attuazione del Pnrr.

Al ministero della Transizione digitale di Vittorio Colao ha un solo obiettivo ma importante: aggiudicare tutte e cinque le gare per la Banda Ultra Larga che complessivamente valgono 6,7 miliardi di euro.

Il ministro della Trransizione energetica, Roberto Cingolani, invece dovrà mettere a punto la strategia per l'economia circolare, il programma per la gestione dei rifiuti, le misure per garantire la piena capacità gestionale per i servizi idrici integrati e quelle per promuovere la competitività dell'idrogeno. Inoltre, dovrà semplificare e accelerare le procedure per gli interventi di efficienza energetica degli edifici.

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