È uno scontro corpo a corpo quello tra Donald Trump ed Emmanuel Macron, di nuovo ai ferri corti sul più caldo dei dossier internazionali, la conquista della terra dei ghiacci. Il presidente americano non indietreggia di un millimetro, anzi prosegue la sua crociata per difendere gli "interessi nazionali" degli Stati Uniti mentre l'inquilino dell'Eliseo si fa nuovamente capofila di un'Europa incerta che tenta di arginare le mire espansionistiche del tycoon. Un copione già visto, per i dazi e per l'Ucraina, il cui epilogo è sempre stato un compromesso tra le due sponde dell'Atlantico, sovente mediato dal governo italiano.
Dopo settimane di minacce sempre più aggressive da parte di Trump sulla Groenlandia, in cui ha affermato che gli Stati Uniti ne prenderanno preso il controllo "in un modo o nell'altro", annunciando l'imposizione di altre tariffe ai paesi contrari all'acquisizione, ora il comandante in capo avverte che "non si torna indietro", poiché l'isola artica "è fondamentale per la sicurezza nazionale e mondiale". Parole a cui il collega francese, dal World Economic Forum di Davos, risponde che "non è il momento per un nuovo imperialismo o un nuovo colonialismo", e critica "l'inutile aggressività" riguardo alle paventate ulteriori tariffe doganali. Macron dice di preferire "ai prepotenti il rispetto, e alla brutalità lo stato di diritto", sottolineando che gli Stati Uniti stanno cercando di "indebolire e subordinare l'Europa" chiedendo "massime concessioni" e imponendo dazi "fondamentalmente inaccettabili, ancor più quando vengono usati come leva contro la sovranità territoriale".
Trump, da parte sua, pubblica su Truth lo screenshot di quello che afferma essere un "messaggio privato" inviatogli da Macron. "Amico mio, siamo totalmente d'accordo sulla Siria. Possiamo fare grandi cose sull'Iran. Non capisco cosa stai facendo sulla Groenlandia", si legge. "Posso organizzare una riunione del G7 dopo Davos a Parigi giovedì pomeriggio. Posso invitare a margine ucraini, danesi, siriani e russi. Ceniamo insieme a Parigi giovedì prima che torni negli Stati Uniti", prosegue il post attribuito al capo dell'Eliseo, firmato "Emmanuel".
Le relazioni tra i due leader hanno toccato un nuovo minimo quando Trump ha minacciato dazi del 200% su vino e champagne francesi a causa dell'intenzione della Francia di rifiutare l'invito a unirsi al suo Board of Peace per la ricostruzione di Gaza, dicendo che "nessuno vuole" Macron "perché lascerà l'incarico molto presto, quindi va bene così". Le minacce del presidente Usa "per influenzare la nostra politica estera sono inaccettabili e inefficaci", è la replica di una fonte vicina al leader di Parigi.
Solo due settimane fa, il tycoon ha preso in giro il collega sempre sul fronte dei dazi, sostenendo che lo avrebbe "pregato" di non imporre tariffe pesanti contro i prodotti francesi. Durante un discorso al Kennedy Center, Trump ha ricordato un incontro durante il quale Macron lo avrebbe chiamato "Donàld", con l'accento sull'ultima sillaba. Dopo averlo richiamato all'ordine dicendo che "chi mi porta rispetto mi chiama signor presidente" l'inquilino della Casa Bianca lo avrebbe convinto ad aumentare i prezzi delle medicine. "Abbiamo un accordo. Voglio aumentare i prezzi dei farmaci da prescrizione del 200% o giù di lì.
Qualsiasi cosa tu voglia, Donald, ti prego ma non dirlo alla popolazione, ti prego - ha raccontato Trump - Ogni Paese ha detto la stessa cosa. No, no, no, non lo faremo. Ma tutti nel giro di 3 minuti, hanno cambiato idea".