Roma e Milano sono diventati gli epicentri delle occupazioni abusive. Centri sociali che spesso, purtroppo, si rivelano coacervi di individui e gruppi legati all'estremismo di sinistra, che strizzano l'occhio anche al mondo anarchico. Nella Capitale si contano oltre 20 occupazioni abusive "non abitative" a opera di soggetti riconducibili a movimenti "politici" e dell'associazionismo, mentre nel capoluogo lombardo sono 16, tra cui spiccano T28, Panetteria occupata, Il Cantiere, SOCS, centro sociale ZAM, Kasciavit. Ma sono anche potentissimi centri che si scaldano durante le campagne elettorali. Lo abbiamo visto con il referendum sulla giustizia, in cui la saldatura tra movimenti pro Pal, sigle antagoniste e realtà associative si è palesata sotto un unico slogan: mandare a casa il governo Meloni. E di ciò la sinistra ne è conscia, vista l'attività di aggregazione che questi centri svolgono, in cui spesso compaiono anche esponenti locali o nazionali dei partiti di opposizione. E qui diventa centrale anche il linguaggio che utilizzano: diretto, con slogan semplici che però abbiano un forte impatto e un perenne richiamo a resistenza e antifascismo. Un fenomeno cresciuto da quando la destra è al governo, con un moltiplicarsi di manifestazioni in cui gli scontri sono divenuti inevitabili, e la cui matrice spesso è proprio riconducibile ai centri sociali, come nel caso di Askatasuna, la realtà torinese. E la parola antifascismo è l'ombrello sotto cui si uniscono politica e reti associative, nonché il giustificativo di un legame che difficilmente potrebbe, altrimenti, vedere la politica affiancarsi a chi occupa illegalmente territori e intere palazzine. Tra gli esempi più calzanti c'è il Forte Prenestino, a Roma, una struttura militare occupata nel 1986 e divenuta una delle realtà okkupate (loro amano scriverlo con la k) più longeve e grandi d'Europa che ospita eventi con attivisti e persone vicine alla sinistra politica, avvicinata grazie a dibattiti, presentazioni, che consentono la partecipazione di figure di area costituendo quello che è divenuto un ecosistema comune. Che si salda, quindi, non più solo nelle piazze, ma anche nei "ritrovi dell'antifascismo" e dell'illegalità. Il loro decisivo potere aggregante consente, quindi, di esercitare una pressione politica su chi cerca di evitare gli sgomberi rendendo queste realtà tollerate. Ma quanto pesano sulle casse della città? Secondo l'inchiesta de Il Giornale, la cifra supera i 30 milioni di euro. Il sindaco dem di Roma Roberto Gualtieri ha giocato la carta della regolarizzazione onerosa. Nel 2024, Il Campidoglio ha acquistato l'immobile occupato di via Bibulo per 22 milioni di euro. Sul fronte Porto Fluvial RechHouse, Gualtieri ha deciso di destinare 11 milioni di euro per la riconversione di uno stabile occupato in edilizia residenziale pubblica. L'obiettivo è un "modello di coabitazione sostenibile e inclusiva". In questa foschia ideologica il Pd, che prima si accorda per il Ddl costituzionale su Roma Capitale e poi non lo vota in Parlamento, punta a risolvere il caso Metropoliz: anche il museo e le 150 abitazioni occupate da famiglie in difficoltà diventerà pubblico. Gualteri vuole acquisire, con i soldi pubblici, e poi rendere gli spazi funzionali. In parallelo, persistono circa 10mila occupazioni senza titolo nel patrimonio Erp comunale (Edilizia residenziale pubblica), con introiti che mancano e costi di gestione che pesano.
Sul fronte dell'Ater, ancora, persistono tra le 7.700 e le 9mila occupazioni abusive su 45mila abitazioni. Un alloggio popolare su sette è occupato in maniera abusiva. La linea del primo cittadino è chiara: istituzionalizzare le occupazioni, con tutto quello che comporta in termini di costi e contenziosi. La stessa operazione d'acquisto è in corso sullo SpinTime, ma il fondo non vuole vendere. Federico Rocca, capogruppo di Fdi in Campidoglio, è tranchant: "Il danno è doppio. L'immobile che non viene utilizzato è sottratto al patrimonio pubblico, non genera reddito e crea un danno al ministero dell'Interno che, in caso di immobili privati, è costretto a pagare alle proprietà.
Nel caso di via Bibulo, lo Stato è stato condannato a pagare 8,5 milioni di euro". Le responsabilità, per Rocca, sono chiare: "Dal '93 a oggi, tranne la parentesi Alemanno, i sindaci sono sempre stati di sinistra". Invece di strizzare l'occhio agli abusivi, qualcuno del Pd interverrà?