Niente più inviti all'Eliseo. Stavolta Elon Musk da Parigi ha ricevuto una chiamata a presentarsi in tribunale per "audizioni libere" fissate per il 20 aprile. Assieme a lui, convocata anche Linda Yaccarino, l'ex ad della piattaforma X che la scorsa estate ha lasciato la carica, considerati gestore di fatto e di diritto, ed alcuni dipendenti in qualità di testimoni. Priorità a "un approccio collaborativo", spiega la procura, che indaga su X da quando il 12 gennaio '25 giunsero sulla scrivania due segnalazioni: la prima da un deputato del partito di Macron, Éric Bothorel, che sollevò preoccupazioni circa gli algoritmi; l'altra da un tecnico di sicurezza informatica, pure lui allarmato per le modifiche al social. Il mese scorso, la procura ha considerato gli sviluppi più recenti: tra cui l'integrazione di Grok, l'intelligenza artificiale di X, che "ha portato alla diffusione di contenuti negazionisti dell'Olocausto e deepfake sessualmente espliciti", secondo gli inquirenti, con utenti inconsapevoli e più recentemente vittime dell'incendio di Crans-Montana.
Sembra che l'implementazione di meccanismi di restrizione e controllo fosse possibile, sottolinea la procura, ma non sia stata deliberatamente configurata. Di qui la necessità di ascoltare Musk. La cornice dell'inchiesta ora con sfondo pedopornografico e uomini denudati con l'AI segue l'avvio della nuova indagine della Commissione europea aperta giorni fa per capire sempre se Musk abbia valutato e mitigato i rischi legati a Grok e alle sue manipolazioni. Secondo il Center for Countering Digital Hate (CCDH), no-profit a guardia della diffusione di odio online, tra il 29 dicembre '25 e il 9 gennaio (data in cui xAi ha limitato la possibilità di spogliare persone reali) Grok avrebbe prodotto o modificato tre milioni di immagini non consensuali e agito su almeno 23mila foto di bambini.
È stato lo stesso social a dar notizia dell'irruzione compiuta ieri negli uffici di X nella capitale in cerca di materiale. Perquisizione condotta dall'unità di sicurezza informatica della Gendarmeria e da Europol "nell'ambito dell'indagine aperta nel gennaio 25" con l'accusa di "falsificazione del funzionamento di un sistema di elaborazione dati automatizzato, estrazione fraudolenta di dati e gestione illegale". Su X, ha reagito il patron di Telegram, Pavel Durov, giudicando "la Francia l'unico Paese al mondo a perseguire penalmente tutti i social che offrono un certo grado di libertà". Ma da almeno un anno, dal Trump II, è cambiato l'approccio di Macron nei confronti di Musk e X: nel maggio '23, riceveva all'Eliseo il capo di Tesla e Space X provando ad attrarre investimenti in progetti green, veicoli elettrici e batterie in Alta Francia. Tête-à-tête, abboccamenti, saltati il 6 gennaio '25, quando Macron ha attaccato Musk dichiarando che stava sostenendo "un'internazionale reazionaria" in Europa. Nel mirino, il suo endorsement al partito tedesco AfD. Non più genio visionario, ma avversario.
Ultime stilettate, con la creazione di un account-ombra su X del governo: French Response, gestito dal ministero degli Esteri, con battute e meme per rispondere a Trump, Musk, smentire fake news russe. Con tanto di emoji e un dipartimento ad hoc attivo h24. Francia nuovo avamposto nelle accuse a X, con Parigi cuore dell'inchiesta.