La guerra di Mattarella ai tagli all'editoria

Il Colle costretto a intervenire per la sesta volta dopo le nuove minacce del M5s

La guerra di Mattarella ai tagli all'editoria

Roma Questa è la stampa bellezza, e tu non puoi farci niente. Questa è «la libertà di espressione», dice Sergio Mattarella, cioè «uno caposaldo della democrazia», e bisogna difenderla dagli attacchi grillini. E i giornali sono un «presidio di controllo», un «bene comune», un qualcosa di «separato dal potere» e che merita «rispetto», e non aggressioni e minacce da parte di una maggioranza che non sopporta le mediazioni comunicative. Il capo dello Stato è in pressing, siamo ormai al ottavo o nono monito presidenziale sull'argomento, è diventato quasi un chiodo fosso. Stavolta però si cominciano a vedere i risultati: i Cinque stelle hanno ritirato dalla finanziaria l'emendamento che tagliava i fondi ai piccoli editori.

È almeno la sesta volta nel giro di tre mesi che il capo dello Stato deve tenere lezioni costituzionali, rispiegando l'abc a importanti membri del governo gialloverde. E anche prima dell'estate era intervenuto sul tema in altre tre occasioni. Ora l'occasione giusta sono i cent'anni dell'associazione stampa parlamentare. «Oggi - si legge nel messaggio scritto da Mattarella per i festeggiamenti - il mondo dell'informazione è in continua evoluzione: l'Asp è stata al passo con i tempi, dotandosi di regole statutarie sempre più stringenti, sia in materia di trasparenza, sia per adeguarsi ai nuovi mezzi di comunicazione in modo da raggiungere un pubblico di cittadini sempre più vasto».

Di nuovo c'è anche una maggiore insofferenza del potere, che evita le domande scomode e preferisce diffondere le informazioni attraverso il web e altri mezzi controllati. Una situazione che il capo dello Stato considera molto grave e pericolosa. La stampa, dice, «è un presidio di libertà, di critica e di controllo, in perfetta linea con lo spirito e i valori della nostra Costituzione». E non basta evocare la libertà di stampa solo a parola, bisogna anche darsi da fare con i fatti. «Com'è noto, la nostra Carta non si limita a stabilire principi, ma chiede allo Stato di farsi parte attiva per il loro raggiungimento. Questo vale, naturalmente, anche per la libertà di opinione e di espressione». Insomma, «il pluralismo informativo è un valore fondamentale per ogni democrazia, che va difeso e concretamente attuato e sostenuto». Servono quindi «distinzione dei ruoli e rispetto reciproco».

Più tardi a Firenze Mattarella riprende il discorso. L'informazione senza gabbie è necessaria, sostiene il presidente, anche per risvegliare «l'apatia dei cittadini e la loro distanza dalla politica: 80 anni fa quella distanza ha portato alla leggi razziali». Oggi come ieri, conclude, «c'è l'esigenza di una società consapevole, attiva, vigile, partecipe, che alimenti le istituzioni in maniera genuina. Quando le istituzioni vedono indebolito questo rapporto, si indeboliscono a loro volta e si inaridisce la loro vitalità».

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