"Harvard, follia antisemita Il 7 ottobre ho visto molti studenti festeggiare"

Lo studente ebreo ha fatto causa all’ateneo del Massachusetts. "Noi, discriminati a causa dell’identità religiosa. Terrificanti le scene di giubilo e nessuno è stato punito Se cade Israele, poi toccherà all’Occidente"

"Harvard, follia antisemita Il 7 ottobre ho visto molti studenti festeggiare"

Antonino D’Anna Pubblichiamo un estratto del faccia a faccia con Alexander «Shabbos» Kestenbaum, uno degli studenti della Harvard Divinity School che ha denunciato l’università per discriminazione in seguito a casi di antisemitismo avvenuto nell’ateneo dopo il 7 ottobre. L’intervista, condotta da Antonino D’Anna, è andata in onda ieri per Radio Libertà, già Radio Padana Libera.

Shabbos Kestenbaum, apparso sull'ultimo numero del settimanale Usa Newsweek, ha fatto causa alla più prestigiosa università americana, Harvard. Perché?

«Noi, in quanto studenti ebrei, abbiamo gli stessi diritti degli altri studenti secondo le leggi federali e la policy dell'ateneo; non crediamo che in questo momento stiamo godendo di tali diritti, sentiamo di essere trattati diversamente a causa della nostra identità religiosa. Harvard non ha voluto correggere il tiro impegnandosi a combattere l'antisemitismo nel campus e siamo stati costretti a fare causa».

Ho letto la memoria che ha presentato al Congresso Usa. Il 7 ottobre, alla notizia dell'attacco di Hamas, nemmeno un gruppo studentesco di Harvard ha stilato un documento a favore degli israeliani. Invece in 34 hanno accusato Israele di aver compiuto il massacro.

«Stavolta è stato diverso: non solo per le dimensioni dell'attacco, che è un problema esistenziale, ma anche perché tante persone che credevamo amiche, alleate, hanno festeggiato o incolpato gli ebrei. È stato insopportabile vedere compagni di corso gioire. E all'università non hanno punito nessuno: per un paio di giorni è stato davvero terrificante».

Quando gira per il campus, la gente le grida cose tipo: Dal fiume al mare la Palestina sarà libera, slogan atroce cantato anche dagli studenti pro Palestina qui in Italia. Il suo trisavolo, il rabbino Yosif Breuer, era il più noto e rispettato rabbino nella Germania di Weimar ed è stato imprigionato durante la Notte dei Cristalli. Possiamo tornare a una nuova Notte dei Cristalli?

«Proprio così. Mia pro-pro-prozia, sua figlia che è viva, ricorda che da ragazzina la Gestapo è venuta a casa e si è portata via il padre. L'hanno rilasciato ed è scappato. Pensavo che non avrebbe potuto ripetersi, ma la Notte dei Cristalli non è cominciata con il rogo libri o gli arresti di massa, è iniziata quando si è accettata, promossa e applicata un'ideologia per la quale gli ebrei erano categoricamente diversi, inferiori. Ovviamente non metto sullo stesso piano quanto accade oggi con un dramma gigantesco come l'Olocausto. Ma se l'antisemitismo non viene combattuto ad Harvard, che dovrebbe preparare la prossima generazione di leader americani, allora davanti a noi c'è un futuro buio, non solo come ebrei americani, ma come americani tout court».

Breuer, era il più noto e rispettato rabbino nella Germania di Weimar ed è stato imprigionato durante la Notte dei Cristalli. Possiamo tornare a una nuova Notte dei Cristalli?

«Proprio così. Mia pro-pro-prozia, sua figlia che è viva, ricorda che da ragazzina la Gestapo è venuta a casa e si è portata via il padre. L’hanno rilasciato ed è scappato. Pensavo che non avrebbe potuto ripetersi, ma la Notte dei Cristalli non è cominciata con il rogo libri o gli arresti di massa, è iniziata quando si è accettata, promossa e applicata un’ideologia per la quale gli ebrei erano categoricamente diversi, inferiori. Ovviamente non metto sullo stesso piano quanto accade oggi con un dramma gigantesco come l’Olocausto. Ma se l’antisemitismo non viene combattuto ad Harvard, che dovrebbe preparare la prossima generazione di leader americani, allora davanti a noi c’è un futuro buio, non solo come ebrei americani, ma come americani tout court».

Perché l'antisemitismo si sta diffondendo nel mondo, e in particolare in Paesi democratici?

«È la domanda da un milione di dollari. Due osservazioni: primo, gli ebrei hanno subìto un tremendo antisemitismo per secoli, indipendentemente dal Paese in cui si sono trovati. Per il resto non ho risposta: penso che alcuni degli studenti non sappiano niente, che in Israele ci sono 2-3 milioni di arabi israeliani che godono degli stessi diritti degli altri cittadini; non penso sappiano degli sforzi con cui le forze armate israeliane fanno di tutto per evitare che i gazawi vengano usati come scudi umani da Hamas; non credo che gli altri studenti lo sappiano: e se lo sanno, non gl'importa niente. È spaventoso».

Le sue parole confermano quelle di Primo Levi, sopravvissuto ad Auschwitz: chi non conosce la Storia è condannato a ripeterne gli errori. Ma credo che stavolta non finirà come negli anni 40: adesso c'è lo Stato di Israele.

«Sì. Amen, amen per questo: c'è un motivo per il quale la gente deve credere nell'esistenza dello Stato di Israele ed è il 7 ottobre. Golda Meir, la prima donna Primo Ministro d'Israele, diceva che l'arma segreta degli ebrei è che non abbiamo altro posto dove andare. Per questo abbiamo bisogno di amici in Italia, America e nel mondo che credano non tanto al diritto dell'esistenza di Israele ma all'obbligo che Israele ha di difendersi e difendere i suoi cittadini: ebrei, musulmani, cristiani, tutti dal terrorismo barbaro di Hamas».

Credo si debba essere grati a quei ragazzi di 18-20 anni che combattono a Gaza. Se cade Israele, dopo toccherà all'Europa e poi all'Occidente intero.

«È un punto davvero importante: Israele è l'ultima linea di difesa, specie nel Medio Oriente, regione estremamente caotica e instabile. C'è bisogno di un alleato forte e un attore democratico in questa zona e non è tanto per Israele o per gli ebrei, ma per la civiltà occidentale, i suoi valori, la democrazia liberale. Se Israele cade, dopo toccherà a tutto l'Occidente».

Quando pensi ci sarà un verdetto su Harvard?

«L'ateneo dovrà rispondere entro il 14 aprile.

Potrebbero chiedere l'archiviazione, scegliere di andare in giudizio, non si sa; però invito a leggere il fascicolo pubblico, online. Credo sia difficile trattenere un senso di indignazione morale. Harvard ha permesso che si facesse antisemitismo e ha dato vigore agli antisemiti. Mi spiace, ma c'era davvero un gran bisogno di portarli in tribunale».

Commenti
Disclaimer
I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica