"Ho perso il mio padre professionale. Mi ero formato prima, certo, ma con lui mi sono arricchito, sono maturato. Ho visto un mondo che esisteva solo lì e che non ho più ritrovato, né in altre aziende né oggi". Antonio Bandini ricorda così Valentino Garavani, accanto al quale ha lavorato dal 1999 al 2008 come braccio destro e design director. Oggi vive a Milano, è docente allo IED nel master di Haute Couture ed è designer freelance, ma gli anni romani restano un capitolo fondamentale della sua vita. Un capitolo davvero emozionante.
Ti ricordi la prima volta che l'hai visto?
"Feci il colloquio prima con Giancarlo Giammetti e poi con lui. Valentino sfogliava il mio portfolio e annuiva. Io dissi cinque parole in croce. Alla fine, molto velocemente, mi disse: Qualcuno per me le farà sapere. E così è stato: mi ha preso".
Lavoravi nel suo studio?
"Sì. Di fronte alla sua scrivania c'eravamo io e l'illustratrice, con sette carlini sotto al tavolo".
Il ricordo più bello legato a lui?
"È un ricordo molto intimo. Dopo lavoro, la sera andavo a pregare in una chiesa quasi sempre al buio, illuminata solo da una statua della Madonna, con un abito a fiori rosa e un velo azzurro. Un giorno Valentino mi chiese se credessi e se pregassi, perché anche lui frequentava la chiesa. E una volta confrontati, abbiamo capito che era la stessa. Da lì nacque una complicità profonda: condividevamo gli stessi codici. Da quel legame è nata poi una stampa splendida per una collezione di alta moda".
Il ricordo più divertente con lui?
"Si complimentava spesso per i miei look, diceva che erano perfetti per la mia silhouette, e mi chiedeva incuriosito chi fosse il mio sarto o l'artigiano delle scarpe. Io compravo tutto in negozio, ma lui non voleva crederci: era abituato al sarto personale. Da quel momento ho iniziato a fare i fitting con lui per il suo guardaroba".
Più risate o più lacrime in quegli anni?
"Decisamente più risate. Io adoravo stare lì. Sono stati i dieci anni più belli della mia vita, anche se le difficoltà non sono mancate. Ti immagini ritrovarsi in mezzo a Valentino e Giammetti durante una discussione? (Ride, ndr)".
La lezione più importante che ti ha lasciato?
"Le proporzioni, l'armonia degli equilibri. Io sono sempre stato ossessionato dalla perfezione. Un giorno mi disse: Basta Antonio, sei diventato peggio di me!. È stato il complimento più bello di sempre".
L'abito Valentino che ti ha colpito di più?
"Una cappa rosa con cerchi d'organza doppiati, cuciti nel diametro e poi piegati. All'inizio non voleva farla, ma è diventata un capo iconico e senza tempo".
Cosa ti mancherà di più di lui?
"I momenti in cui restavamo
soli, io e Valentino persona, non il personaggio. Si apriva, si raccontava, era generosissimo. Aveva capito che amavo ascoltarlo. Non c'era ruffianeria, ma un rapporto vero. Io lo stimavo profondamente. E lui lo sapeva".