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I fedelissimi del regime in piazza a Teheran mentre nel mondo gli iraniani festeggiano

Le manifestazioni di cordoglio anti-Usa e anti-Israele organizzate dai Pasdaran. Ma la diaspora esulta per il raid

I fedelissimi del regime in piazza a Teheran mentre nel mondo gli iraniani festeggiano
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Fuochi d'artificio, balli, festeggiamenti, giubilo alle stelle. Gli iraniani hanno urlato di gioia dalle finestre dopo la morte di Ali Khamenei, molte persone applaudivano e fischiavano addirittura durante gli attacchi. Grandi folle si sono riversate nelle strade di Teheran e di altre città del Paese, e anche nelle piazze occidentali dall'Europa agli Usa, ieri mattina presto per celebrare l'eliminazione della Guida Suprema, avvenuta durante una giornata di attacchi coordinati tra Stati Uniti e Israele. Ore dopo, però, decine di migliaia in lacrime sono scese in piazza per il motivo opposto: per piangere la sua scomparsa, sventolando bandiere iraniane e tenendo in mano la sua foto. Anche nelle piazze di tutto il mondo sono migliaia i manifestanti, divisi tra i sostenitori di Khamenei e gli oppositori del regime.

Ma ieri, prima dell'alba, quando l'uccisione dell'Ayatollah è stata confermata, in Iran la felicità è stata subito irrefrenabile. Uomini e donne hanno ballato e applaudito al grido di "Evviva, evviva". Gli automobilisti di passaggio hanno accompagnato i festeggiamenti suonando i clacson, mentre i fuochi d'artificio illuminavano il cielo e la musica persiana risuonava a tutto volume nelle strade. Molti cittadini, affacciati a finestre e balconi, hanno intonato il coro "Libertà, libertà". "È surreale", ha detto Azim, un 39enne di Karaj, una città a ovest di Teheran. "Immaginate che il vostro Paese venga attaccato, ma che le persone reagiscano in questo modo a causa della lontananza che provano nei confronti del governo".

Azim racconta che lui e i suoi vicini e amici hanno festeggiato la morte dell'Ayatollah Khamenei per strada fino all'alba sabato notte. "Sono felice. Sto piangendo. Un altro dittatore se n'è andato", ha detto pure Vali. Un medico riguardo agli attacchi ha spiegato: "Non c'era altra via".

Mentre Payman, 45 anni, di Teheran, si sta preparando per gli scenari più gravi. È preoccupato per la scarsità di cibo, e ha fatto scorta di pane e acqua. Ma anche per i suoi risparmi investiti nel mercato azionario iraniano. Dice di morire dalla paura ogni volta che sente i bombardamenti sulla città. Tutto ciò che sta accadendo sembra "incredibile e imprevedibile", spiega. "Sento che questo sistema la gente non lo accetta più". Tuttavia, aggiunge, la maggior parte degli iraniani desidera solo che i propri bisogni primari siano soddisfatti. Se il governo riuscisse a raggiungere un accordo con gli Stati Uniti che revochi le sanzioni, migliori l'economia e fermi i raid aerei, gli iraniani potrebbero smettere di insistere per un cambiamento più radicale.

Arian, 32 anni, anche lui della capitale, non nasconde la sua ansia. Ieri mattina guidava per Teheran in cerca di benzina per la sua auto, racconta, e colonne di fumo degli attacchi aerei si alzavano nel cielo. Chiarisce così i suoi dubbi: "Anche se alcuni sono felici per quanto sta accadendo, non è sicuro che l'ondata di fervore celebrativo si possa tradurre in un cambiamento sostanziale". Poi prosegue: "Tutto potrebbe trasformarsi anche in caos e violenza". Ma il quadro della società iraniana è complesso. Ieri mattina sul tardi, una grande folla ha invaso piazza Enghelab (della rivoluzione) a Teheran per piangere proprio la morte del Leader. Molti sventolavano bandiere iraniane e mostravano immagini di Khamenei.

Migliaia di persone vestite per lo più di nero e alcune in lacrime, si sono radunate e hanno intonato slogan come "morte all'America" e "morte a Israele". Eloha, 40 anni, invece, esprime così il suo punto di vista: "In questo momento mi sento spaventata e stranamente fiduciosa. Spero solo che non moriremo".

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