Antonio Rinaudo è il magistrato d'Italia che conosce meglio i violenti di Askatasuna e il mondo che gira intorno a loro. Ha indagato su di loro per una vita, li ha incriminati e fatti processare, ha vissuto sotto scorta. E infatti venerdì scorso aveva detto: domani a Torino ci sarà l'inferno, il governo dovrebbe mandare l'esercito.
Però abbiamo scoperto che quando i colpevoli di violenze simili finiscono sotto processo se la cavano con assoluzioni, prescrizioni, condanne a pochi mesi. I suoi colleghi sono troppo indulgenti?
"Ve ne accorgete solo ora? Non avete mica fatto una scoperta eclatante".
Perché tanta indulgenza?
"Ci sono solo due spiegazioni possibili. O c'è da parte di chi giudica una incapacità di capire la gravità e la complessità del fenomeno che così viene ridotto ai minimi termini. Oppure si ha la piena contezza della situazione ma si cerca di comprendere le motivazioni di quelle condotte e si dà spazio al perdono. Di fronte al cosiddetto movimento antagonista c'è stata forse da parte dei miei colleghi una sottovalutazione simile a quella del fenomeno del terrorismo, o in epoca più recente del movimento no Tav, delle manifestazioni contro i cantieri dell'Alta valle di Susa che si sono trasformate in una guerriglia permanente. Adesso finalmente si scopre che dietro a questi signori c'è una struttura organizzata che guarda caso fa capo a Askatasuna, ai centri sociali organizzati e agli anarchici. Cioè a una serie di movimenti che prendono a pretesto le situazioni di crisi per dare sfogo ai loro istinti violenti".
Le immagini di sabato sono raggelanti. Il poliziotto poteva venire ucciso.
"Ma c'è bisogno di arrivare a tanto per prendere atto del pericolo costituito dalla galassia antagonista? Purtroppo se tu cerchi di fare aprire gli occhi alle persone sei immediatamente accusato di essere un forcaiolo che vuole reprimere il dissenso. Io fui attaccato duramente anche all'interno della magistratura. Sembrava che facessi una campagna ideologica, invece stavo cercando di individuare gli aspetti normativi di quanto stava accadendo.. Io sono ancora convinto che certe manifestazioni no Tav cui abbiamo assistito in Alta valle avessero i requisiti del fenomeno terroristico. Non sono stato creduto, non sono stato seguito. Solo adesso mi sembra che ci sia qualche forma di ripensamento".
Aveva previsto il disastro che sarebbe avvenuto a Torino.
"Mi sono limitato a una valutazione tecnica e oggettiva, basata sul fatto che io questi qua li conosco bene. Avendoli seguiti per anni, sapendo come ragionano e come si muovono era chiaro che sarebbe finita così".
C'è chi dice che ad attaccare la polizia è stato un piccolo gruppo di infiltrati e di provocatori.
"Io non parlo dei quindicimila che manifestano ma dello zoccolo duro che c'è sempre, quello che cerca lo scontro fisico, il dialogo ravvicinato dei pugni come lo chiamo io. La violenza di sabato non mi ha stupito perché ci sono state altre giornate identiche, una volta lanciarono da una finestra una scala di metallo sui poliziotti al di sotto, potevano ammazzarli. Ma questi signori non hanno remore sulla violenza. E anche chi organizza i cortei ha delle responsabilità. Mille violenti non appaiono per caso, dal nulla, attrezzati di tutto punto comprese le palandrane per resistere agli idranti. Non prendiamoci per il naso".
L'accusa d'associazione a delinquere nei processi viene
regolarmente fatta cadere."Mi domando come sia possibile. Non siamo davanti a episodi di spontaneismo. A decidere gli assalti è evidentemente una struttura organizzata e piramidale che si muove da una città all'altra".