I magistrati vogliono la precedenza sui sieri. E gli avvocati si ribellano: "Allora anche noi"

Le toghe hanno un piano di somministrazione. Ma nelle Regioni è il caos

I magistrati vogliono la precedenza sui sieri. E gli avvocati si ribellano: "Allora anche noi"

Davanti al Covid le toghe devono essere tutti uguali: se i magistrati hanno una corsia preferenziale per il vaccino, insieme a loro devono entrare in lista anche gli avvocati. Questo è, da un estremo all'altro del paese, il grido di protesta che parte dagli ordini e dalle associazioni dei legali. Che ad essere trattati come abitanti di serie B del pianeta giustizia non si rassegnano quando si parla di processi, figurarsi adesso che c'è di mezzo la salute. E poco importa che i numeri delle due categorie (250mila avvocati, novemila magistrati) non siano paragonabili.

Già la settimana scorsa l'Unione lombarda degli ordini forensi aveva scritto al presidente della Regione Attilio Fontana chiedendo di equiparare avvocati e giudici nell'accesso ai vaccini. E a rinfocolare la protesta in tutta Italia è stato nei giorni scorsi l'annuncio che la Regione Toscana aveva già accolto la richiesta in questo senso degli ordini professionali. A quel punto è partito il pressing perchè misure analoghe venissero prese anche nel resto del Paese.

Il problema è che le priorità delle campagne vaccinali sono stabilite dalle singole regioni, ognuna fa a modo suo, e quindi anche i magistrati si trovano per ora in situazioni assai diverse tra le varie sedi. Nel tribunale di Milano, per esempio, per ora vengono vaccinati solo gli appartenenti alle forze di polizia, a cura dei loro comandi: un canale preferenziale per i giudici non c'è e per ora non è nemmeno previsto. Stessa situazione a Napoli. A Torino invece il 10 marzo inizierà la campagna all'interno del Palazzo di giustizia: riguarderà magistrati, cancellieri, addetti alle pulizie, ma non i legali. A Palermo è stata offerta ai magistrati la possibilità di aderire al programma vaccinale speciale, ma poi non è più accaduto niente. A Roma il presidente della Corte d'appello ha scritto alla Regione chiedendo una corsia speciale per i giudici e il personale amministrativo. «Surreale» viene descritta la situazione in Cassazione, dove i magistrati (in buona parte over 65) non sanno se fare riferimento alla Regione Lazio o a quella di provenienza: nel frattempo, vaccini zero.

Un caos, insomma, dove la questione chiave che c'è dietro - quale posto debba occupare la giustizia tra i servizi essenziali - riceve di fatto le risposte più disparate. Ma Giuseppe Amato, procuratore della Repubblica di Bologna, non ha dubbi: «Una volta vaccinato il personale sanitario e delle forze dell'ordine, insieme agli insegnanti devono poter essere vaccinati anche gli operatori del sistema giustizia. Per questo stiamo preparando un piano di somministrazioni che riguardi non solo i magistrati ma anche il personale amministrativo e i giudici onorari. É una esigenza che riguarda soprattutto la giustizia penale, se i tribunali amministrativi o le commissioni tributaria possono lavorare da remoto, per la gran parte della giustizia penale la presenza continua a essere un elemento insostituibile. E poterlo fare con la sicurezza fornita dal vaccino è la condizione per tornare prima possibile alla normalità».

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