Sui social media è ricomparso l'appellativo di "Taco" Trump: sta per Trump Always Chickens Out (Trump si tira sempre indietro). Venne coniato dal Financial Times ai tempi della "Guerra dei dazi", quando il tycoon lanciava continue e definitive minacce ai partner commerciali dell'America, salvo ripensarci all'approssimarsi dei suoi ultimatum. Sui media, è stato un editoriale del Wall Street Journal, non certo un foglio di sinistra, a dare voce a una sensazione diffusa tra i commentatori.
"Gli iraniani prendono Trump per uno sprovveduto", ha scritto Elliot Kaufman, una delle firme del quotidiano di Rupert Murdoch. Immediata la reazione del presidente, che ha dato all'editorialista dell'"idiota" e del "ritardato mentale". Peggio ancora, dopo che i retroscena dei giorni scorsi avevano riferito di come in queste settimane nella West Wing della Casa Bianca aleggi il fantasma di Jimmy Carter, e di come il presidente tema di ripetere il flop della "Operation Eagle Claw" del 1980, la fallita missione militare Usa in Iran per liberare i 53 ostaggi dell'ambasciata a Teheran, i media stanno ora evocando un altro spettro. È quello di Barack Obama e dell'accordo sul nucleare iraniano del 2015, il Joint Comprehensive Plan of Action, dal quale Trump si ritirò nel 2018. Lo stesso accordo evocato più volte dal tycoon in queste settimane, come esempio negativo di arrendevolezza al regime di Teheran: "Uno dei peggiori accordi mai fatti". Diversi osservatori sono ora scettici che Trump possa migliorare quell'accordo. Le indiscrezioni sull'andamento del primo round di negoziati a Islamabad riferivano di una richiesta americana per uno stop di 20 anni del programma nucleare e una controproposta iraniana di 5 anni. All'indomani dell'annuncio di Trump di un'estensione del cessate il fuoco, il tono del dibattito pubblico negli Stati Uniti è all'insegna dell'incertezza sulle prossime mosse del presidente, che (per ora) ha rinunciato alla "leva" della ripresa dei bombardamenti, mantenendo quella del blocco navale dello Stretto di Hormuz. La stessa che stanno mantenendo i Pasdaran.
In molti hanno notato che dopo l'annuncio, nel tardo pomeriggio di martedì, durante un evento alla Casa Bianca Trump non abbia mai citato il conflitto e non si sia concesso, come sua abitudine, alle domande dei giornalisti. Nei precedenti eventi, aveva sempre speso del tempo per fornire aggiornamenti sulla guerra. Dalla Casa Bianca, lo scrive Axios, trapela che ora Trump non voglia concedere più di "3-5 giorni" a Teheran per ripresentarsi al tavolo delle trattative.
Si tratterebbe di un'altra correzione di tiro, dopo lui stesso aveva annunciato il cessate il fuoco, "fino al momento in cui la loro proposta sarà presentata e le discussioni saranno concluse, in un senso o nell'altro".