Non è vero che hanno cercato di scaricare le responsabilità della tragedia di Capodanno a Crans sui dipendenti del loro locale. Una bugia dei giornali, come tutte le altre, compresa quella "più spregevole", sulla fuga dal Le Constellation con la cassa mentre tanti giovani morivano bruciati. I coniugi Moretti - indagati per la strage e a piede libero su cauzione - lo scrivono in una lettera spedita mercoledì al loro team. Una lettera che viene dal cuore, come dicono, o una strategia difensiva?
Poi Jessica ribadisce tutto con i giornalisti che ieri erano fuori dal commissariato di Sion per l'interrogatorio di Jean-Marc Gabrielli, il figlioccio di suo marito Jacques, nonché fidanzato di Cyane, la cameriera con il casco morta nel rogo che avrebbe inavvertitamente fatto partire l'incendio sorreggendo le bottiglie con le candele scintillanti: "Su di noi tante menzogne. Non avremmo mai immaginato, nemmeno nel nostro peggior incubo, che potesse succedere una cosa del genere". Jessica è seduta al bar con i suoi avvocati. Parla, si commuove, dice che l'isolamento imposto dall'inchiesta ha creato molti malintesi: "Falso che sarei scappata con la cassa. Non sono mai scappata e non lo faccio nemmeno ora, perché voglio la verità. Stiamo parlando di persone che abbiamo perso e siamo qui per le indagini, lo dobbiamo a tutte le vittime. Capisco la loro rabbia, la comprendo, ma l'indagine accerterà la verità. E questo aiuterà anche loro". Il suo pensiero va in particolare a Cyane, che considerava come una sorellina: "Mi chiamava tata Jessica". La lettera inviata ai dipendenti? "Era importante per noi mettere le cose in chiaro: è stato l'unico mezzo per esprimerci e proteggerci da tutto quello che è stato detto", dice Jessica. Due pagine per spiegare ai lavoratori del Le Constellation che hanno deciso di rompere il silenzio - "infinitamente pesante e doloroso" che gli è stato imposto a causa del sospetto di collusione e che "ha reso ancora più insopportabile questo calvario" - per dire loro che "non li abbiamo dimenticati e che tutto ciò che viene detto è completamente folle": "Nessuno di voi avrebbe dovuto sopportare un simile calvario. Eravate i nostri protetti e lo siete ancora. Ci assumiamo questa responsabilità senza in alcun modo cercare di scaricarvi la colpa". I Moretti concludono con una promessa: "Non vi abbandoneremo. Siamo legati a questo stesso destino e faremo tutto il possibile per sostenervi".
La presenza in aula di Jessica durante l'interrogatorio di Jean-Marc Gabrielli, il figlioccio del marito, come previsto dalla legge elvetica, solleva le proteste dei familiari delle vittime. Il 33enne, che gestiva il Vieux Chalet, altro locale dei Moretti, racconta agli inquirenti di non "essere mai stato formato o addestrato" per affrontare le situazioni di emergenza. Quella sera sarebbe arrivato al Le Constellation prima dell'incendio. Secondo due testimoni era lui uno dei due agenti di sicurezza all'ingresso. Diversa la versione di Moretti, secondo il quale il giovane a Capodanno non stava lavorando, era solo passato a salutare la fidanzata.
Mentre il Canton Vallese stanzia le prime indennità d'urgenza per le persone coinvolte nel rogo - per ora 10mila franchi a 48 tra ricoverati e famiglie delle vittime - a Roma va avanti l'inchiesta parallela sulla strage.
La Procura è ancora in attesa della documentazione promessa dalle autorità svizzere. Il 19 febbraio, intanto, è previsto un incontro a Berna con i colleghi svizzeri anche per discutere la questione della costituzione di squadre investigative comuni.