Lo sciopero generale chiamato per la giornata di ieri si è rivelato un totale flop. C'è stato qualche disagio nei trasporti, principalmente a Milano dove si sono fermate due linee della metropolitana su cinque, però nulla di particolarmente gravoso per chi si doveva spostare. Ma non si è vista quella mobilitazione oceanica che era stata annunciata nei giorni precedenti, se non per il tratto che nel tardo pomeriggio ha visto diversi manifestanti di Torino raggiungere la sede di Askatasuna. Ciò nonostante la chiamata fosse stata annunciata circa un mese prima coinvolgendo tutte le sigle del mondo antagonista. Cub, Sgb, Adl Varese, Si Cobas e Usi Cit lo hanno indetto ma a queste si sono aggiunti i collettivi studenteschi, le sigle militanti, l'associazione dei palestinesi in Italia e l'area dei pro Pal che ogni qualvolta viene proclamato uno sciopero vuole essere presente. Ma stavolta così non è stato: complice il caldo o, forse, il fatto che per molti lo sciopero proclamato per venerdì 29 maggio ha significato solo allungare di un giorno il ponte del 2 Giugno. Infatti le piazze erano vuote. "Il 29 maggio può essere la data in cui gli organismi di lavoratori e quelli popolari, che quotidianamente lottano contro la guerra e le politiche guerrafondaie del governo Meloni, tornano a riempire le strade e le piazze", proclamavano i Carc solo pochi giorni fa, tentando di tenere alta l'attenzione e di convincere le persone a manifestare. "Se questo sciopero sarà un'ulteriore tappa per mandare a casa il governo Meloni dipende soprattutto da quanto e come gli organismi operai e popolari, i sindacati di base, le organizzazioni studentesche e sociali lo costruiranno nei loro posti di lavoro e di lotta", dicevano. E, invece, nulla. Per fare un esempio, l'Atac di Roma ha registrato un'adesione del 22%, meno di un dipendente su quattro. Ci sono stati striscioni e cori contro Leonardo a Torino da parte di un gruppo composto da meno di 50 persone. Poi un'azione dimostrativa a Roma davanti alla sede dell'Eni con lo sversamento della fluoresceina nel laghetto dell'Eur, mentre alcuni attivisti hanno temporaneamente bloccato un hub alle porte di Milano nell'ambito della "campagna di embargo popolare contro le infrastrutture complici del genocidio in Israele portato avanti da Israele". Ma a fronte di queste iniziative isolate non c'è stata la mobilitazione che una parte della sinistra sperava. Anche perché non si contano più le manifestazioni indette in nome di quello che loro definiscono genocidio.
Ma c'è chi a sinistra continua a perseguire questa strada, tra piazze e vicinanza all'islam anche durante le loro feste, ultima quella del Sacrificio, dove abbiamo visto diversi sindaci indossare addirittura la fascia tricolore tenendo un discorso sul palco.
E c'è anche chi, come lo storico volto del Pd Pier Luigi Bersani se ne esce con un "perché no (mettere i bengalesi nella lista ndr)? Non l'hanno digerita questa volta, ma la prossima volta la digeriscono (gli elettori ndr)", commentando a Otto e Mezzo il flop elettorale a Venezia, in cui i dem hanno candidato ben 7 bengalesi senza che nessuno di loro fosse eletto. Siamo certi che la sinistra stia percorrendo la strada vincente?