I vescovi contro il governo in nome dei diritti dei migranti

Il presidente della Cei chiede di non alimentare "odi e razzismi" contro i migranti. E Avvenire definisce l'Italia un Paese di vicescafisti

I vescovi contro il governo in nome dei diritti dei migranti
Gualtiero Bassetti

I Vescovi sembrano voler attendere il governo Conte sulla riva del fiume. Pronti ad affondare il colpo non appena rischierà di affogare. Nel frattempo, però, gettano sassi in acqua nella speranza di smuovere le acque. Già, perché se nei giorni scorsi il presidente della Cei, Gualtiero Bassetti, ha augurato "i migliori auguri di buon lavoro al nuovo governo", ha però allo stesso tempo lanciato più di un messaggio in direzione del nuovo esecutivo. Soprattutto sul tema dell'accoglienza ai migranti. E lo stesso ha fatto ieri Avvenire entrando a gamba tesa sulla questione del traffico di profughi.

Nei giorni scorsi il presidente della Conferenza episcopale italiana era alla "veglia di preghiera per l’Italia" organizzata dalla comunità di Sant’Egidio. Ed è stato un tripudio di frasi in favore degli immigrati. "Tanti rifugiati e profughi cercano una patria con un volto materno - ha detto l'arcivescovo di Perugia - In guerra si capisce il valore di una patria in pace". Ecco perché, secondo Bassetti,"non possiamo mancare alle nostre responsabilità, che hanno reso il nostro Paese conosciuto e simpatico nel mondo intero". Insomma: l'Italia, anche col governo Conte, con Salvini all'Interno e la Lega al potere, per la Cei deve continuare sulla strada tracciata dal Pd e compagni, ovvero quella "umanità italiana che non dobbiamo perdere o lasciar stravolgere da odi o razzismi, ma incrementare e trasmettere ai nostri figli".

Ormai c'è poco da stupirsi. Sono vivi nei ricordi gli scontri tra Nunzio Galantino e Matteo Salvini sugli sbarchi. La posizione dei vescovi è chiara ormai da tempo e segue le direttive indicate da papa Francesco di apertura totale ai migranti.

Il fatto è che finché al governo c'era Gentiloni, nessuno avrebbe mai immagino solo l'ipotesi che il ministerto dell'Interno - per dire - potesse tagliare i costi dell'accoglienza ai richiedenti asilo, come annunciato da Salvini. La Chiesa, nelle sue mille declinazioni, gestisce direttamente o indirettamente moltissimi centri profughi. Perdere i fondi sarebbe un costo enorme. Tanto più che, come rivelato dal Giornale, la maggior parte delle risorse utilizzate dalla Chiesa per l'accoglienza non arrivano da fondi propri. Ma sono soldi elargiti proprio dal ministero dell'Interno.

Non è tutto. Perché, come fa notare La Verità, ieri anche Avvenire si è scagliata contro la nuova via italiana sulle politiche migratorie. Partendo dalla decisione dell'Ue di sanzionare alcuni capi del traffico di esseri umani, il quotidiano della Cei ha definito il Belpaese un "vicetrafficante". Il motivo? Perché con gli accordi con la Libia (fatti peraltro da Minniti), il governo avrebbe finanziato uno dei responsabili della Guardia Costiera di Tripoli. Accusato di incassare i danari italiani e al tempo stesso gestire il traffico di migranti da Zawiyah. Abd Al Rahman Al Milad, in sostanza, fermerebbe i barconi degli altri scafisti in favore dei propri. Guadagnandoci due volte. Tanto basta ad Avvenire per accusare l'Italia.