A Torino, dopo la manifestazione violenta per Askatasuna, non c'è altro lavoro da portare a termine per gli antagonisti. Ora, i centri degli interessi delle prossime settimane saranno Milano e le location delle Olimpiadi invernali, che prenderanno il via ufficialmente venerdì 6 febbraio. Poteva mai la galassia antagonista e anarchica lasciare che questo evento scorresse senza che loro tentassero di prendersi la ribalta? Ovviamente no e dal 5 al 7 febbraio, con l'attenzione che in città è massima, hanno organizzato delle contromanifestazioni con l'obiettivo di alzare la tensione per mettere sotto pressione gli apparati di sicurezza che presidiano Milano ma, soprattutto, le zone rosse che delimitano le aree ad alto rischio, tra le quali lo stadio di San Siro.
Le sigle sono sempre le stesse, a mobilitarsi anche in questo caso sono i collettivi studenteschi, Cambiare Rotta, il sindacato Usb, i centri sociali, i gruppi per la Palestina e tutte quelle frange che in questi ultimi anni hanno trovato una saldatura nel conflitto mediorientale, incluso il partito dei Carc, sigla che ha spesso mostrato tratti eversivi e che usa, anzi sfrutta, la manovalanza giovanile ideologizzata e i disordini di piazza. I Carc dichiarano su social e chat di voler rendere "il Paese ingovernabile" per far cadere il governo Meloni e ora dai loro canali invitano "a passare dalla difesa all'attacco" perché "c'è bisogno della presenza e dell'azione dei comunisti proprio là dove il movimento delle masse popolari organizzate è più avanti".
Queste realtà vedono nella vetrina olimpica il palcoscenico ideale per esportare la propria violenza ideologica e il primo obiettivo è il sabotaggio del passaggio della torcia olimpica verso Milano. "Mostriamo a Israele il cartellino rosso: non vogliamo atleti e squadre battenti bandiere genocide, né nei giorni delle Olimpiadi né mai" si legge nel manifesto promosso dal Comitato Insostenibili Olimpiadi. In queste settimane in cui la torcia ha attraversato il Paese, sono state tante le manifestazioni pro Pal in tal senso ma uno degli appuntamenti a più alto rischio è in programma il 6 febbraio, quando l'intera città sarà blindata in attesa della cerimonia di apertura a San Siro. "Chi semina odio raccoglierà tempesta. I prossimi saranno giorni infernali per il mondo Maga", è la minaccia di chi è pronto ai disordini. San Siro e le zone circostanti saranno off-limits e i manifestanti si vogliono muovere a ridosso dei suoi confini per premere sul dispositivo di sicurezza con una "contro-fiaccolata" in protesta per l'Ice, per la presenza delle autorità americane, ma anche per le Olimpiadi in generale, "ennesimo inutile grande evento che ha prodotto solo gentrificazione e devastazione ambientale". Il 6 febbraio, scrive Cambiare Rotta, "ci mobiliteremo contro la presenza di Vance, Rubio e dei criminali dell'Ice nella nostra città". L'appuntamento è al mattino in piazza Leonardo da Vinci, dove ci sarà anche il sindacalista americano Chris Smalls, per poi spostarsi al pomeriggio verso San Siro, dove si terrà il corteo: una parte sfilerà contro la cerimonia di apertura allo stadio Meazza mentre un'altra partirà in carovana per Genova, dove alle 18,30 è in programma lo sciopero internazionale dei portuali capitanato dal Calp contro, tra le altre cose, "il genocidio in Palestina" ma anche contro "la presenza della milizia fascista dell'Ice", che "è un segnale di provocazione che consideriamo inaccettabile".
Il 7 febbraio, invece, a Milano le stesse sigle parteciperanno a un secondo corteo, stavolta nazionale, che con ogni probabilità punterà verso il Duomo per la Palestina, il Venezuela, la Flotilla, contro i decreti sicurezza e tutti quei temi che in questi mesi hanno fatto da collante per le piazze più agitate.