I voti li dà un algoritmo. Gli studenti protestano (e Boris fa retromarcia)

Il metodo usato per giudicare alla maturità crea caos e premia i ricchi. Johnson si scusa

I voti li dà un algoritmo. Gli studenti protestano (e Boris fa retromarcia)

Doveva essere un anno senza esami, si è trasformato nella guerra dell'algoritmo. Agli studenti del Regno Unito non è bastato il delirio del Covid 19 con le scuole chiuse e lo studio online quasi inesistente. Il ministro dell'Istruzione Gavin Williamson è riuscito a stressarli fino all'ultimo, optando per un sistema alternativo di calcolo dei voti finali rivelatosi un clamoroso fallimento che alla fine è stato messo da parte.

Per un lettore italiano si tratta di materia ignota dato che il sistema educativo anglosassone è completamente diverso dal nostro: mette insieme scuole pubbliche, indipendenti e private e garantisce una buona educazione soltanto a chi si può permettere di pagare fior di sterline per far studiare i figli.

Ma torniamo al punto. Visti i disagi della pandemia, il governo di Boris Johnson aveva deciso già in marzo di cancellare tutti gli esami, scegliendo di basarsi sui voti degli ultimi due anni di ogni studente. Cosa non complicata sembrava, visto che per i Gcse (l'equivalente della nostra maturità ) viene fatto qualche mese prima un test di simulazione e per gli «A Level» (il test finale che determina il voto utile per entrare all'università) esiste una votazione precedente da parte degli insegnanti. Logica avrebbe voluto che ci si si affidasse subito a questi, invece il ministero insieme all'Ofqual (la commissione indipendente che regola tutti i testi in Inghilterra) ha deciso di affiancare ai giudizi degli insegnanti anche il posto in classifica occupato dalle singole scuole in termini di efficienza accademica.

Per farlo è stato usato un algoritmo che elaborando tutti i dati dava poi la votazione finale. Già, il 4 agosto, quando sono usciti i voti degli «A Level» in Scozia si era capito che qualcosa era andato storto. La commissione era diversa, ma l'algoritmo lo stesso e ben 129mila giudizi dei docenti risultavano respinti, portando ad un clamoroso abbassamento dei voti finali. Inoltre, già si erano levate delle proteste per il fatto che gli studenti delle scuole private, con più soldi, insegnanti pagati meglio e ottime strutture, sarebbero stati ancora più privilegiati nei confronti di quelli delle scuole pubbliche e in particolare dei ragazzi delle minoranze etniche.

Quando dieci giorni dopo, anche il 40% degli studenti inglesi si è visto abbassare i voti da uno fino a tre punti, è scoppiato il finimondo. I ragazzi infuriati sono scesi in piazza chiedendo le dimissioni di Williamson, che ancora escludeva ogni marcia indietro sebbene le prospettive per i voti della maturità, previsti per oggi, fosse ancor peggio, con 2 milioni di giudizi dei professori non rispettati.

Soltanto ieri, dopo che il premier Johnson è stato costretto ad interrompere le vacanze scozzesi per tenere una riunione d'emergenza e dopo che Irlanda del Nord, Scozia e Galles avevano deciso di riferirsi soltanto ai voti dei docenti, anche Williamson si è adeguato. «Mi scuso per lo stress causato ai ragazzi e ai loro genitori e spero che questa decisione dia loro le certezze e le rassicurazioni che meritano» ha detto in un comunicato.

Un lieto fine che lascia l'amaro in bocca perché con quattro mesi di tempo tutto questo poteva essere evitato. E perché il sistema educativo rimane ingiusto e penalizza i meno fortunati.