Ricollocamenti Ue al palo: cosa accadrà all'Italia

Dopo gli appelli di solidarietà all'Unione europea per attivare i ricollocamenti automatici su base volontaria, tutto tace. Il governo italiano punta al prossimo Consiglio europeo, agli accordi di Malta e al prossimo viaggio di Lamorgese in Tunisia

Ricollocamenti Ue al palo: cosa accadrà all'Italia

È un’Italia sempre più sola quella che appare nella foto che la inquadra all’interno dell’Unione europea in materia di immigrazione e di ricollocamenti automatici, in particolar modo. I continui segnali di Sos lanciati dal governo di Roma ai Paesi europei sembrano rimanere inascoltati soprattutto in questi ultimi giorni scanditi dall’emergenza sbarchi. Un’emergenza che ne preannuncia altre in virtù dell’arrivo della calda stagione che, come sempre, da l’input all’inizio dei viaggi della speranza che prendono il via dall’altra parte del Mediterraneo: dalla Libia e dalla Turchia in primis.

Dopo il maxi sbarco del secondo weekend di maggio che ha fatto registrare l’arrivo di circa 2400 stranieri a Lampedusa, il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese nella riunione europea di Lisbona tenutasi il 12 maggio ha chiesto "un meccanismo europeo di solidarietà per l'estate con i Paesi che ci stanno, su base volontaria", nessun vincolo dunque ma solo una disponibilità per superare questa fase che rasenta i confini della drammaticità. Uno strumento temporaneo che possa far respirare l’Italia in attesa che si concretizzi il nuovo "Patto immigrazione e asilo" proposto a settembre dalla Commissione europea. Nessuno però ha risposto all’appello. Anzi, in realtà una risposta c’è stata ma del tutto diversa da quella sperata: l’Austria infatti ha espresso il proprio no alla ricollocazione dei migranti sbarcati tra i Paesi Ue ritenendo invece necessario intervenire direttamente nei paesi africani per frenare le partenze.

Adesso un’altra change per l’Italia è rappresentata dal Consiglio europeo che si terrà il 24 e il 25 maggio prossimi. In quest’occasione il premier Mario Draghi tornerà a farsi sentire sull’argomento chiedendo almeno di ottenere lo stanziamento di fondi per i Paesi africani che sono coinvolti nelle partenze dei flussi verso l'Europa. Nel frattempo il presidente del consiglio punta anche al rinnovo degli accordi di Malta stipulati nell’autunno del 2019 per attivare il meccanismo di ricollocamento automatico dei migranti. Dopo un dialogo intrapreso con Francia e Germania che assieme a Portogallo e Irlanda hanno firmato il Patto a La Valletta, è arrivata la disponibilità della Germania: “L’Italia – ha dichiarato il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas – non può essere lasciata da sola”. Dalla Francia invece trapela una disponibilità meno esplicita. Se da una parte Draghi punta sul Patto di Malta e al prossimo consiglio europeo, dall’altra continua il dialogo con i Paesi africani: il prossimo 20 maggio il ministro Lamorgese volerà in Tunisia. In agenda, tra le priorità, il contrasto al traffico di armi e di esseri umani.