Migranti, l'Italia sola. E Draghi è stretto in una "tenaglia"

Il governo messo a dura prova dall'emergenza immigrazione: manca la solidarietà europea e preoccupa la situazione in Libia

Migranti, l'Italia sola. E Draghi è stretto in una "tenaglia"

L’Italia è sempre più isolata dall’Europa nell’affrontare il problema legato all’immigrazione. Dopo il boom di sbarchi registrati negli ultimi giorni a Lampedusa, la situazione si fa critica. Secondo fonti europee nessuno Stato al momento si è fatto avanti per rispondere alla richiesta di solidarietà da parte del governo italiano in merito al meccanismo di accoglienza dei migranti su base volontaria. L’Austria è il primo Stato ad aver espresso il diniego alla ricollocazione dei migranti sbarcati a Lampedusa all’interno dei Paesi membri. Secondo il ministro dell’interno austriaco Karoline Edstadler si tratta di “un approccio che non porta ad alcuna soluzione, meglio aiutare direttamente i Paesi africani a fermare le migrazioni”. Il premier Draghi si trova chiuso su due fronti: a nord è ostacolato dal muro rappresentato dal silenzio dell’Europa; a sud sta trovando le difficoltà date dalla perdurante instabilità della Libia. In tutto questo, il presidente del consiglio deve fronteggiare anche il rischio che si creino delle spaccature all’interno della coalizione di governo.

I continui sbarchi mettono in apprensione il governo

Sono state giornate calde quelle che hanno caratterizzato il weekend appena trascorso e l’inizio di questa settimana. Il riferimento non è alla situazione meteorologica bensì a quella relativa al fenomeno migratorio. In poco più di 24 ore sono giunti infatti circa 2400 migranti: tutti approdati a Lampedusa e provenienti prevalentemente dalla Libia. Una situazione che fa ben capire quanto sia urgente affrontare il problema legato al fenomeno migratorio nei tempi brevi. Le prime ondate di sbarchi, complice un clima assai mite, sono iniziate già a gennaio e non si sono mai fermate. Nei weekend poi non sono mancati gli episodi che hanno fatto registrare numeri di picco difficili da gestire. Mai però in quest’anno erano arrivati in così poco tempo più di 2mila migranti. L’isola maggiore delle Pelagie è stata messa in ginocchio con una macchina organizzativa del sistema di accoglienza che ha cercato di andare avanti in tutti i modi possibili chiedendo sforzi e sacrifici ai suoi componenti. Forze dell’ordine e personale sanitario hanno lavorato ininterrottamente per consentire l’identificazione di tutti gli stranieri e garantire l’incolumità sanitaria nel rispetto dei protocolli anti Covid. L’estate è ormai prossima e questi eventi rappresentano un campanello d’allarme che di certo non potrà essere sottovalutato.

L’Italia sola più che mai

Se da una parte per far fronte a questa situazione si pensa ad istituire una cabina di regia guidata da Mario Draghi dall’altra, da Palazzo Chigi è trapelato come il premier voglia scommettere sul discorso Europa auspicando una maggiore solidarietà nell’immediato. Tuttavia non è una novità che quando si parla di ricollocamenti automatici e un maggiore impegno europeo l’Italia rimane da sola. Gli accordi di Malta sui quali puntava il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese non hanno ad oggi prodotto alcun effetto. Di questo ne è consapevole anche il ministro che già a gennaio aveva ammesso, seppur in modo implicito, la disfatta dell’Italia a livello europeo di fronte alla Commissione Politiche dell'Unione europea del Senato. Al momento quello che è dato a sapere, secondo quanto trapelato dal Viminale, è una conversazione telefonica tra la Lamorgese e il commissario europeo agli Affari Interni Ylva Johansson. Durante il dialogo si è parlato di introdurre "un meccanismo temporaneo di solidarietà tra gli Stati membri dell'Ue, intenzionati ad aderire, e finalizzato al ricollocamento dei migranti salvati in operazioni di ricerca e soccorso in mare". "Negli ultimi giorni - ha affermato Johansson - abbiamo visto molte barche arrivare in Italia, ma sappiamo che anche Malta è un Paese che potrebbe essere toccato. C'è bisogno di solidarietà verso l'Italia", anche se "ci sono difficoltà a causa della pandemia di Covid-19". Tuttavia, al momento, dalle parole non si passa ancora ai fatti.

“In Libia è tutto in mano alle milizie”

Chiuso a nord, l'altra possibilità per Mario Draghi potrebbe essere data da un più approfondito dialogo con la sponda sud del Mediterraneo. Una strategia che l'ex governatore della Bce ha già provato a mettere in atto nelle scorse settimane. Il 6 aprile il premier si è recato a Tripoli, prima capitale visitata da quando si è insediato a Palazzo Chigi. Qui si è incontrato con l'omologo libico Abdel Hamid Dbeibah, anch'esso insediatosi da poco. Un colloquio in cui, da parte italiana, è stata in primis sottolineata la volontà di continuare con il sostegno alle autorità locali e soprattutto alla Guardia Costiera. Il confronto tra i due capi di governo si è svolto sotto i migliori auspici. Purtroppo però tradurre in pratica i buoni propositi in Libia è alquanto difficoltoso.

“Il nuovo governo – ha rivelato una fonte diplomatica su IlGiornale.it – non è stato in grado al momento di riprendere il controllo della costa”. A un effettivo aumento dell'attività della Guardia Costiera, la quale nelle ultime settimane ha riportato indietro migliaia di migranti, non è seguito un miglioramento della situazione a terra: “Al contrario – ha proseguito la fonte – possiamo dire con certezza che le milizie che gestiscono il traffico di migranti oggi sono molto forti e premono anzi per far salpare verso l'Italia quanti più barconi. In vista dell'estate i trafficanti hanno già pregustato ingenti introiti”. Inoltre il governo di Dbeibah deve già affrontare altre difficoltà interne: la Camera dei Rappresentanti non ha approvato il bilancio, il contesto politico è instabile e lo stesso percorso verso le elezioni di dicembre voluto dalle Nazioni Unite è a rischio.

La necessità di sintesi di Mario Draghi

Senza un impegno da parte dell'Europa e con un contesto nordafricano reso instabile sul fronte sia politico che militare, l'Italia potrebbe ritrovarsi schiacciata tra due fuochi. Di questo ne è ben consapevole lo stesso Mario Draghi, che non a caso ha invocato domenica una “cabina di regia” formata con i titolari del Viminale, della Farnesina e del dicastero della Difesa. Il problema però è che il capo di governo deve fare i conti anche con il fronte interno. Matteo Salvini appare sempre più insofferente alla nuova ondata per adesso inarrestabile di nuovi sbarchi. Sull'altro versante della maggioranza però, il Pd di Enrico Letta ha offerto la sua sponda politica alle Ong e alla linea pro accoglienza.

Nel mezzo, il redivivo Movimento Cinque Stelle sta provando a ridimensionare il dossier parlando di “strumentalizzazioni” da parte di Salvini e Meloni in relazione ai nuovi sbarchi. Trovare una sintesi per l'inquilino di Palazzo Chigi appare quindi molto difficile. Se a febbraio, nel momento dell'insediamento del suo governo, l'immigrazione sembrava non dovesse essere al centro del dibattito politico, l'aumento degli sbarchi e l'attenuazione dell'emergenza sanitaria legata al coronavirus hanno drammaticamente riproposto il tema. Con l'avanzare delle belle giornate, le acque del mondo politico potrebbero irrimediabilmente agitarsi. A meno che Draghi non riesca ad attuare un accordo in grado di mettere d'accordo tutti.

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