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Imputati tutti assolti nel caso. Traghettopoli Cade un altro teorema

Coinvolti magistrati e militari. La Cassazione: "Il pm non cercava la prova ma il reato"

Imputati tutti assolti nel caso. Traghettopoli Cade un altro teorema

Colpo di scena nell'inchiesta Traghettopoli. Lo scandalo su un presunto patto corruttivo, che ruotava attorno a un sistema di biglietti gratis della Moby concessi a magistrati e servitori dello Stato in cambio di favori, è crollato in Cassazione, che ha bocciato tutto l'impianto accusatorio costruito dal pm di Genova, Walter Cotugno, il quale ha esposto al fango mediatico 123 indagati, tra magistrati, militari della Capitaneria di porto, funzionari pubblici e nomi illustri della Guardia di Finanza dalla carriera specchiata, come il comandante Francesco Greco. Accuse generiche, sostiene la Suprema Corte, da dare in pasto alla stampa senza il benché minimo indizio di corruzione. Perché quel provvedimento di sequestro dei dispositivi elettronici disposto nell'agosto del 2025 da Cotugno, "più che ricercare la prova del reato, ricerca gli elementi che connotano ed integrano il reato, dovendo ancora individuare i protagonisti e l'oggetto del patto corruttivo, la funzione svolta da ciascun pubblico ufficiale cui correlare l'interesse delle compagnie di navigazione ad elargire utilità indebite, ovvero elementi che dovrebbero preesistere e giustificare la ricerca di elementi di conferma dell'ipotesi di accusa", si legge nella pronuncia con cui la Cassazione ha messo la pietra tombale sull'indagine genovese, accogliendo il ricorso dell'avvocato Pasquale Pantano.

Tra gli inquisiti anche il re dei traghetti italiani e patron di Moby, Vincenzo Onorato, il quale, dopo un anno e mezzo di silenzi, parla per la prima volta in esclusiva al Giornale. "Ho sempre avuto fiducia nella magistratura e oggi, all'indomani della sentenza della Cassazione, come e più di prima. Abbiamo letto di Traghettopoli sulle prime pagine dei giornali, chissà chi ha coniato questa parola. Di frode e corruzione. Un sistema criminoso messo in atto dalle nostre compagnie - spiega Onorato - dove i nostri funzionari sono stati accusati di corruzione e senza contare che un sequestro per 64 milioni di euro metteva a rischio migliaia di posti di lavoro", sottolinea ricordando gli albori dell'inchiesta, che aveva posto i sigilli alle navi per l'ipotesi di frode nelle pubbliche forniture, anche quella cassata dalla Cassazione, che aveva dissequestrato i traghetti. Nel mentre la Procura ha messo nel mirino fantomatici corrotti e corruttori con i biglietti gratuiti. "Tante le persone coinvolte. Carriere distrutte dopo una vita da fedeli servitori dello Stato. Con la stampa sempre pregna di notizie, che gli imputati non avevano, centellinate giorno per giorno al fine di tenere in piedi una strategia mediatica ben pianificata", racconta Onorato. Poi l'amara conclusione: "Il pubblico ministero Walter Cotugno ha stravinto. In questa storia sembra avere grande rilievo il processo mediatico mentre quello giudiziario, proprio a sentire il Supremo Giudice, risulta privo di ogni fondamento. Una domanda escatologica: ma la legge è uguale per tutti?".

L'ordinanza della Cassazione pare confermare i sospetti del re dei traghetti, visto che gli Ermellini sottolineano come il decreto di sequestro della Procura avesse una "natura esplorativa, la cui finalità è evidentemente, quella della ricerca di una notizia di reato, piuttosto che quella della sua conferma". Insomma il pm non cercava la prova della corruzione, ma cercava il reato.

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