Leggi il settimanale

Decreto lavoro, incentivi per le assunzioni degli under 35 e garanzie ai giovani sul salario minimo

Tra le novità all'interno del decreto, esonero contributivo da 500 a 650 euro al mese per le aziende che creano occupati

Decreto lavoro, incentivi per le assunzioni degli under 35 e garanzie ai giovani sul salario minimo
00:00 00:00

Un pacchetto di misure per favorire l'occupazione stabile, soprattutto tra i giovani, rafforzare i salari nei settori più deboli e intervenire su nuove forme di lavoro come quello sulle piattaforme digitali. È questo l'obiettivo del decreto Lavoro approvato dal Consiglio dei ministri, che si inserisce nella strategia del governo di consolidamento della crescita dell'occupazione e riduzione della precarietà, puntando come sottolineato dalla premier Giorgia Meloni a "un mercato del lavoro più dinamico ma anche più equo".

Il cuore del provvedimento è rappresentato dagli incentivi alle assunzioni e alle stabilizzazioni. La bozza prevede sgravi e più precisamente un esonero contributivo totale, fino a un massimo di 500 euro al mese per due anni, per i datori di lavoro privati che assumono under 35 mai occupati a tempo indeterminato. La stessa agevolazione si applica anche alle trasformazioni dei contratti a termine, purché di durata non superiore a dodici mesi, effettuate tra agosto e dicembre 2026 su rapporti avviati entro aprile. La misura è subordinata all'incremento occupazionale netto.

Accanto a questo intervento, il decreto punta anche sul Mezzogiorno e sulle Zone economiche speciali. Per le imprese fino a dieci dipendenti che assumono a tempo indeterminato nel corso del 2026 è previsto un esonero contributivo al 100% fino a 650 euro mensili per lavoratore, sempre per un massimo di ventiquattro mesi. L'obiettivo è sostenere il tessuto produttivo più fragile e ridurre il divario territoriale.

Il provvedimento si presenta anche come una risposta alla questione del salario minimo. In assenza di una soglia legale fissata per legge, il testo interviene stabilendo che nei settori privi di contrattazione collettiva il trattamento economico non possa essere inferiore a quello previsto dal contratto nazionale più affine all'attività svolta. Inoltre, per i contratti scaduti, viene introdotto un meccanismo di adeguamento automatico delle retribuzioni: se il rinnovo non arriva entro dodici mesi, scatta un aumento legato all'inflazione, fino a un massimo del 50% dell'indice dei prezzi.

Spazio anche al lavoro digitale e al contrasto al cosiddetto caporalato sulle piattaforme. Il decreto stabilisce che l'accesso alle app di lavoro debba avvenire tramite identità digitale certificata come SPID, CIE o sistemi di autenticazione rafforzata per garantire maggiore trasparenza. Le credenziali diventano strettamente personali: la loro cessione o uso improprio è vietato e sanzionato.

Restano invece fuori, almeno per il momento, ulteriori interventi su salute e sicurezza sul lavoro, come la certificazione della formazione, e il rifinanziamento del Fondo nuove competenze. Un'assenza che potrebbe riaprire il confronto nelle prossime settimane.

Nel complesso, il decreto prova a tenere insieme crescita e tutele, con un mix di incentivi e regole.

La sfida, ora, sarà verificare l'impatto reale delle misure su stabilità e qualità del lavoro, in un contesto economico che ha visto - durante il governo Meloni - un aumento record dell'occupazione (62,7% a ottobre 2025, trainato da oltre 850mila nuovi occupati in tre anni). L'obiettivo ora è aumentare la qualità dei posti di lavoro e la sostenibilità nel lungo termine di tale crescita.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica