La furia presidenziale di Trump contro Papa Leone ha suscitato le reazioni dei cattolici di tutto il mondo: l'indignazione ha attraversato parrocchie, sagrestie, monasteri e palazzi vescovili, soprattutto dell'Occidente. In prima linea i vescovi americani che hanno fatto sentire la loro voce in difesa del pontefice statunitense: il presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, monsignor Paul S. Coakley, vescovo di Oklahoma City, con una nota si è detto "sconfortato per il fatto che il presidente abbia scelto di scrivere parole così denigratorie nei confronti del Santo Padre. Papa Leone non è suo rivale, né il Papa è un politico. È il Vicario di Cristo che parla a partire dalla verità del Vangelo e per la cura delle anime". Parole dure anche dal vescovo conservatore e noto divulgatore social Robert Barron, della diocesi di Winona-Rochester, che nei prossimi giorni ha in programma un'udienza proprio con il presidente alla Casa Bianca. "Parole del tutto inappropriate e irrispettose - ha scritto l'alto prelato su X -, credo che Trump debba scusarsi col Papa. Le sue affermazioni non contribuiscono affatto a un dialogo costruttivo. Spetta al Papa articolare la dottrina cattolica e i principi che governano la vita morale. Per quanto riguarda l'applicazione concreta di tali principi, persone di buona volontà possono essere in disaccordo. Raccomanderei caldamente che i cattolici seri all'interno dell'amministrazione il segretario Rubio, il vicepresidente Vance, l'ambasciatore Brian Burch (ambasciatore degli Usa presso la Santa Sede, ndr) si incontrino con funzionari vaticani affinché possa avere luogo un vero dialogo".
Monsignor Barron potrebbe essere, in effetti, l'uomo chiave per ricucire lo strappo, insieme a monsignor Gabriele Caccia, nuovo nunzio apostolico negli Stati Uniti, che qualche giorno fa ha incontrato proprio Burch, e il cardinale Timothy Dolan, arcivescovo emerito di New York e buon amico del tycoon, che al momento, però, non ha ancora commentato le parole del presidente. Lo stesso Trump sa bene che molti dei cattolici che lo avevano sostenuto alle elezioni presidenziali hanno iniziato a prendere le distanze a causa delle sue politiche anti-immigrazione, con gli interventi violenti degli agenti Ice e dopo gli ultimi conflitti in Medioriente, sposando le tesi dei tre cardinali progressisti Tobin (Newark), Cupich (Chicago) e McElroy (Washington), critici della prima ora dell'amministrazione. Proprio Tobin sottolinea al Giornale "la pericolosa mancanza di rispetto per milioni di fedeli. Lo sfruttamento grafico delle immagini sacre è profondamente offensivo".
Un sondaggio del Pew Research Center dell'agosto 2024, confermato dai trend del 2025, indicava che circa il 61% dei cattolici bianchi aveva sostenuto Trump, con una forte polarizzazione politica tra i fedeli. Il 59% degli oltre 70 milioni di cattolici americani aveva dichiarato di aver votato per il tycoon, ma molti di questi hanno cambiato idea negli ultimi tempi. A resistere è, invece, l'ala più tradizionalista dei cattolici Maga, che ha sempre considerato il Vaticano vittima di una deriva "modernista" o "globalista", soprattutto sotto il pontificato di papa Francesco. Anche Leone XIV, pur essendo statunitense, è finito presto nel mirino: all'indomani della sua elezione, nel maggio del 2025, Steve Bannon, ex consigliere di Trump, aveva commentato: "Per noi cattolici Maga è stata la scelta peggiore, un voto anti-Trump da parte dei globalisti della Curia".
Reazioni forti alle parole di Trump anche da parte dell'episcopato italiano: la presidenza della Cei "rinnovando la piena comunione con il Santo Padre, esprime rammarico per le parole a lui rivolte".
Sulla stessa linea il vicario del Papa per la Diocesi di Roma, il cardinale Baldo Reina che ha espresso solidarietà e ha confermato pieno sostegno al Pontefice "a fronte di attacchi sconcertanti al suo magistero di pace".