Inferno all'atterraggio: aereo spezzato e in fiamme. Feriti in 120, piloti gravi

La causa: pioggia e scarsa visibilità. A bordo 183 persone. «Ondeggiare ci ha terrorizzato»

Omer Tasdemir si tampona con un fazzoletto di carta il sangue che gli cola dal naso. Si sente un miracolato, unito nella buona sorte agli altri 176 passeggeri (e 6 membri dell'equipaggio) del Boeing 737-86J della compagnia privata turca Pegasus. L'aereo ieri pomeriggio, proveniente da Smirne e diretto a Istanbul, non è riuscito a frenare in fase d'atterraggio sulla pista dell'aeroporto Sabiha Gokcen, ha sfondato le recinzioni e ha concluso la corsa spezzandosi in tre tronconi e prendendo fuoco dopo essere precipitato per 40 metri nella strada sottostante. «A terrorizzarci sono stati i minuti precedenti all'atterraggio - racconta Omer, 24 anni, studente di medicina a NTV - l'aereo ondeggiava e non sembrava riuscire a trovare la pista. Almeno quella è stata la sensazione. Poi c'è stato lo schianto. Ho battuto la testa contro il sedile di fronte al mio. Altri sono stati sbalzati dalle poltrone. Per fortuna tutti possiamo raccontare quegli attimi terribili». Nonostante le spaventose immagini che hanno iniziato a circolare sulle tv e sui social di mezzo mondo, nel disastro aereo non ci sono state vittime, ma soltanto 120 persone ricoverate in tre ospedali della città. Solo i piloti versano in gravi condizioni. Alcuni dei passeggeri sono riusciti ad abbandonare il velivolo da soli, mentre per gli altri sono proseguite cure a bordo e assistenza medica con il trasporto in ambulanza.

Secondo quanto affermato dagli inquirenti sarebbe stata la scarsa visibilità, unita alle forti piogge che si stanno abbattendo da parecchie ore sulla città di Istanbul, ad aver causato l'uscita dalla pista dell'aereo. Lo si evince tra l'altro dalla registrazione della conversazione tra il pilota e la torre di controllo, riportata dal quotidiano turco Hurriyet, che conferma le difficoltà nel gestire le varie fasi dell'atterraggio per le avverse condizioni meteo. Il ministro dei trasporti turco, Turan Cahit, ha spiegato ai cronisti che «uno dei motori si è incendiato, ma sono stati il vento e la pioggia a rendere difficoltosa la manovra di atterraggio. Nelle prossime ore sentiremo la testimonianza del pilota, che ora è ricoverato in ospedale». Il tempestivo intervento dei vigili del fuoco ha permesso di spegnere l'incendio prima che potessero sopraggiungere ulteriori problemi. L'incidente è avvenuto nell'aeroporto che si trova sulla parte asiatica di Istanbul, il secondo hub per grandezza della città. Gli atterraggi sono stati sospesi per 4 ore e gli aerei dirottati sul nuovo aeroporto, operante dallo scorso aprile nella parte europea di Istanbul. Sul volo il ministero degli Interni ha riferito che si trovavano 156 passeggeri turchi (tra i quali due bambini), quattro statunitensi, quattro cinesi, tre iracheni, due israeliani, due kirghisi, uno svedese, un siriano, un libanese, un kazako, un marocchino e un turkmeno.

Intanto la procura ha aperto un'indagine per verificare le cause dell'incidente, mentre sui media è scoppiata una polemica che ha visto coinvolto il sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu. Ieri mattina il primo cittadino si è fatto immortalare sul proprio profilo twitter in una località di villeggiatura di montagna a Erzurum. Chiamato d'urgenza pochi minuti dopo l'incidente, non ha ritenuto opportuno interrompere le vacanze, sostenendo che la situazione fosse sotto controllo. Un atteggiamento che ha provocato aspre critiche tra i cittadini, così come tra i rappresentanti delle forze politiche dell'AKP, il partito del presidente Erdogan.

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